Microsoft, 12 storie di Made in Italy cresciuto nonostante il Covid

Microsoft Italia ha presentato pochi giorni fa l’eBook “Ambizione Italia #DigitalRestart per le PMI. Storie di innovazione: il digitale come opportunità di crescita per il Made in Italy”, una raccolta di casi aziendali per diffondere best practice di adozione delle tecnologie digitali anche nelle imprese più piccole, e ispirare gli imprenditori a reagire all’emergenza sanitaria intraprendendo progetti d’innovazione.
Protagoniste dell’eBook 12 piccole e medie imprese del Made in Italy – dal food & beverage al design, fino al turistico-alberghiero – che raccontano i propri progetti di trasformazione digitale e le prospettive future: Baglioni Hotels & Resorts, Bisol 1542, Cantina Toblino, Gruppo Meregalli, Latteria San Pietro, Longino & Cardenal, Lualdi, Pastificio dei Campi (Gruppo di Martino), Pr.ali.na, Spinosi, Umberto Cesari, Venchi.
Ciascun caso ovviamente ha la sua specificità, ma tutti hanno in comune il Cloud Computing come abilitatore di innovazione in risposta alla pandemia, sia per le realtà che avevano già iniziato un percorso di smart working, sia per quelle che non l’avevano mai fatto. La piattaforma di produttività e collaborazione cloud Microsoft Teams ha consentito tra l’altro di continuare a lavorare su progetti di design protetti da proprietà intellettuale, interagire con sedi in Italia e all’estero, svolgere consigli di amministrazione online e sviluppare nuove modalità per coinvolgere i consumatori, come digital wine-tasting, tour virtuali, e-cooking session.
L’eBook (che si può scaricare qui) si inquadra nell’ambito di Ambizione Italia #DigitalRestart, il piano quinquennale da 1,5 miliardi di dollari di investimenti in tecnologie e competenze nel nostro Paese (ne abbiamo parlato qui) con cui Microsoft conta in particolare di raggiungere con servizi Cloud circa 500mila PMI e startup in Italia nei prossimi tre anni, ha sottolineato Giacomo Frizzarin, Direttore della Divisione Small, Medium and Corporate di Microsoft Italia.
“Questo eBook lascia tre messaggi: uno è che il cloud permette la democratizzazione della tecnologia; il secondo è che nelle PMI italiane l’eredità del passato va capitalizzata e reinterpretata per costruire il futuro con il digitale, trovando il coraggio di provare a fare le cose in modo diverso; e il terzo è che il dato è diventato il fattore primario di produzione, che può permettere di trasformare l’azienda e mantenerla competitiva”.
All’evento di presentazione dell’eBook è intervenuto anche Corrado Panzeri, Associate Partner di The European House-Ambrosetti, che ha ricordato alcuni risultati dell’indagine congiunta con Microsoft Italia sull’impatto del Cloud sul Sistema Paese: “Se le PMI italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud del Regno Unito genererebbero una crescita del PIL dello 0,22% annuo, cioè 20 miliardi di euro da qui al 2025”.
“In questi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con alcune realtà nei comparti più tradizionali del Made-in-Italy che hanno reagito alla pandemia ripensando i processi e i modelli d’interazione con il mercato e arrivando, talvolta, a lanciare servizi disruptive al passo con i tempi. Un esempio emblematico: le degustazioni digitali che diverse aziende enogastronomiche hanno messo in pista per superare i vincoli del distanziamento sociale. Condividere le esperienze di queste eccellenze del Made-in-Italy è un dovere: a questo fine è nato l’eBook”, ha aggiunto Luba Manolova, Direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia.
All’evento di presentazione dell’eBook sono intervenuti anche alcuni dei protagonisti dei casi aziendali descritti. Per brevità ne citiamo solo due, Baglioni Hotels & Resorts, catena alberghiera italiana con 1000 dipendenti e strutture a Milano, Roma, Venezia, Firenze, Punta Ala, Maldive, Londra, Provenza e Costa Azzurra, e Lualdi, storica impresa familiare (quinta generazione) del design italiano nel campo delle porte di interni e dell’arredamento su misura
Baglioni Hotels & Resorts, supportato da Emm&mme Informatica, è passato dal cloud privato, nella propria sede centrale a Milano, con infrastrutture on-premise presso gli hotel e resort nel mondo, a Microsoft 365 e al cloud pubblico, attualmente affiancato da un data center in cloud privato.
“Noi avevamo già iniziato prima della pandemia l’adozione di strumenti di online collaboration, per natura siamo un’azienda delocalizzata e ci serviva una piattaforma unificante, che poi durante il lockdown si è rivelata preziosa per mantenere i rapporti con i dipendenti”, ha spiegato Alessandro Bruni, CIO di Baglioni Hotels & Resorts. “Il cloud ha valorizzato il lavoro dell’IT – dipendenti di tutti i livelli ci hanno detto grazie per averli aiutati a continuare a lavorare senza difficoltà – ma ha anche aiutato ad aprire il resort alle Maldive, e a liberare dai dati tutte le piccole sale server dei singoli hotel, per ottenere la conformità al GDPR. Questo cambiamento forzato verso lo smart working ha fatto ricredere anche i più scettici: la formazione per esempio finora l’avevamo sempre fatta di persona, mentre nel 2021 una buona parte verrà fatta da remoto con Teams”.
Quanto a Lualdi, il processo di adozione di Microsoft 365, con il supporto del partner Si-Net, era stato innescato dalla necessità di ademplere al GDPR. “Al momento del lockdown eravamo quasi pronti a lavorare in remoto, dotati tutti di laptop e VPN, e dal giovedi al lunedi siamo stati operativi. Abbiamo sfruttato ampiamente Teams, per esempio per mettere in condizione la forza commerciale di lavorare anche da remoto, e per la presentazione dei nuovi prodotti che avevamo preparato per il Salone del Mobile, che poi non si è tenuto, ottenendo grandi consensi. Poi ci abbiamo preso gusto e ci siamo divertiti a scoprire altre funzioni connesse”, ha spiegato Alberto Lualdi, AD di Lualdi.
Lualdi infatti sfrutta Teams anche per funzioni non strettamente correlate alla messaggistica e al video-conferencing, come l’applicazione Planner, per la gestione del processo di ricezione delle merci.
“La digitalizzazione ci servirà per tante cose, per esempio per mettere a fattor comune gli skill delle persone, per creare un tessuto di connettività tra ufficio tecnico e produzione, per semplificare la gestione della produzione. È un cambiamento definitivo del modo di lavorare, con cui tutte le aziende si devono confrontare, soprattutto quelle come la mia per cui l’export rappresenta il 50-70% del fatturato”.