La procura di Milano accusa Amazon: l’algoritmo avrebbe nascosto 1,2 Mld di IVA

La Procura di Milano e la Guardia di Finanza stanno indagando su Amazon e su tre dei suoi dirigenti per una presunta frode fiscale per un valore di 1,2 miliardi di euro, che però potrebbero diventare 3 miliardi tenendo conto di sanzioni e interessi. La notizia dell’indagine è stata diffusa nei mesi scorsi, ma solo la scorsa settimana sono emersi i dettagli sulla sua portata.
Ma in cosa consiste esattamente questa indagine riferita a vendite a distanza in Italia nel 2019, 2020 e 2021? Secondo quanto si è appreso finora, l’algoritmo di Amazon preso di mira dal PM milanese Elio Ramondini consente di vendere in Italia merci provenienti da venditori extracomunitari, per lo più cinesi, senza rivelarne l’identità, aiutandoli a evitare di pagare l’IVA del 22%. Secondo la legge italiana, un intermediario che offre merci in vendita in Italia è corresponsabile del mancato pagamento dell’IVA da parte dei venditori extracomunitari che utilizzano la sua piattaforma di e-commerce.
“Amazon si impegna a rispettare tutte le leggi fiscali applicabili”, ha dichiarato la società, sottolineando che è tra i primi 50 contribuenti fiscali in Italia, con un debito fiscale per il paese che supererà 1,4 miliardi di dollari nel 2023. Inoltre, la società americana si è difesa sostenendo le incongruenze di una simile accusa, non ritenendo praticabile assicurare quel tipo di verifiche dei venditori su scala globale e puntualizzando che nessun’altro Paese in Europa ha finora sollevato una simile contestazione.
a questione ha anche risvolti importanti anche sulla geopolitica economica nei rapporti Cina-Stati Uniti-Italia; se infatti si rivelasse vera la stima dell’accusa, secondo cui più del 70% del volume di vendite online del colosso americano in Italia corrisponde a merci di venditori cinesi, un’eventuale condanna avrebbe conseguenza di non poco conto sull’attività di Amazon in Italia e, di riflesso, anche in Europa.