Lo scorso 5 novembre Google ha trovato un accordo con l’Agenzia delle Entrate per sanare un contenzioso di natura tributaria, ovvero le omesse dichiarazioni del periodo 2016-2022.

Secondo l’accordo, rimasto riservato fino ad oggi, Google Irlanda ha versato 326 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate e in cambio ha ottenuto che le operazioni di elusione fiscale non determinino fatti punibili dalle leggi penali tributarie.

Alla luce di alcuni elementi di incertezza interpretativa riconosciuti proprio dall’Agenzia delle Entrate e incentrati sul dimostrare la “stabile organizzazione materiale non dichiarata”, e considerata l’impossibilità di pronosticare quella ragionevole previsione di condanna al fine di esercitare l’azione penale nel perimetro della riforma Cartabia, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di omessa dichiarazione dei redditi 2016-2022 per la quale era iniziata l’indagine a carico di una manager di Google Irlanda.

Non è la prima volta che Google trova un accordo con l’Agenzia delle Entrate. Già nel 2017 aveva versato 306 milioni di euro per dirimere conteziosi relativi al periodo dal 2009 al 2013.

Lo stesso in passato hanno fatto altre società come Apple o Amazon, e tuttavia l’apporto delle big tech appare ancora modesto se confrontate con i loro ricavi: nel 2022 per esempio hanno pagato imposte per 162 milioni di euro a fronte di un fatturato complessivo di 9,3 miliardi di euro.

La notizia dell’accordo tra con Google e il fisco italiano, giunge infine all’indomani del comunicato dell’Agenzia in cui sono stati illustrati i risultati ottenuti nell’attività di recupero dell’evasione fiscale. Nel 2024 l’erario ha incassato 26,3 miliardi di euro (+6,5%) che salgono a 33,4 miliardi se si considerano anche gli introiti non erariali. Si tratta del risultato più alto di sempre. E in crescita c’è anche Il gettito spontaneo che ha raggiunto quota 587 miliardi, 43 miliardi in più del 2023.