Sul finire del 2023, Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, affermava: “Dobbiamo cominciare a spegnere lo SPID e promuovere la carta d’identità elettronica (CIE) come unica identità digitale”.

Quello che poteva sembrare l’avvio di un cambiamento importante nella strategia digitale italiana, ovvero trasferire la gestione dell’identità digitale da società private ad aziende pubbliche, è però ancora lungi dall’essere raggiunto. Vediamo perché.

Confronto CIE e SPID in numeri

Ad oggi sono oltre 51 milioni i cittadini italiani che possiedono una CIE secondo la Federazione Entra con CIE mentre le identità SPID erogate sono poco più di 40 milioni secondo il sito sullo stato di avanzamento digitale.

Confrontando il numero di carte fisiche rilasciate con il loro utilizzo, risulta chiaro che il possesso della CIE non si traduce necessariamente nell’utilizzo di questo strumento per l’accesso ai servizi online.

La maggior parte dei cittadini e delle aziende utilizza ancora lo SPID per accedere ai portali dei servizi pubblici mentre sono solo 6,1 milioni gli utenti che hanno utilizzato CieID da quando è stata introdotta, di cui 4,9 milioni nel 2024.

Lo SPID è stata la prima identità digitale introdotta in Italia grazie anche al lavoro svolto da Stefano Quintarelli, imprenditore, informatico e deputato dal 2013 al 2018, che propose i principi alla base dell’Identità Digitale in Europa nell’ambito di eIDAS, il sistema che garantisce a cittadini e imprese la possibilità di fruire dei servizi pubblici online in tutta l’UE con la propria identità digitale.

La CIE viene data a tutti i cittadini, anche inferiori di 18 anni e ha un costo di 22,21 euro in caso di rilascio o di rinnovo. Lo SPID si può essere invece richiesto solo dai maggiorenni e, nel caso si utilizzi Poste Italiane come Identity Provider, è gratuito.

Il portale di prenotazione CIE consente di fissare l’appuntamento presso il proprio Comune per il ritiro. In fase di prenotazione viene rilasciata la prima parte (4 cifre) del codice PIN, che andrà unita alla seconda parte (altre 4 cifre) consegnata al momento del ritiro della carta fisica.

Il PIN intero di 8 cifre gioca un ruolo importante nella fase di attivazione delle credenziali CIE (livello 1 e 2) e di certificazione del proprio dispositivo nella app CieID, disponibile per Android e IOS. Inoltre se si dispone di smartphone dotato di tecnologia NFC si può scegliere di accedere con il massimo livello di sicurezza (livello 3).

Tutorial per attivare le credenziali CIE

Il Ministero dell’Interno e l’Agenzia per l’Italia Digitale hanno predisposto un utile tutorial (https://idserver.servizicie.interno.gov.it/idp/tutorial/tutorial.jsp) che spiega passo-passo come utilizzare lo smartphone o il computer per accedere in modo sicuro ai servizi della Pubblica Amministrazione che hanno aderito alla iniziativa. Nella pagina per l’attivazione delle credenziali 1 e 2 è presente anche un video tutorial.

Scenario futuro

Parallelamente alla diffusione di SPID e CIE, l’Italia, sta anche lavorando alla creazione del sistema di IT Wallet, basato principalmente sull’evoluzione dell’app IO. Allo stesso tempo, continua la promozione dei sistemi di identità esistenti, SPID e CIE, con l’obiettivo di raggiungere i target di diffusione imposti dal PNRR.

In questa fase di adeguamento al regolamento eIDAS2, i Paesi europei hanno infatti il duplice compito di portare avanti sia l’adozione dei sistemi di identità digitale esistenti, sia una progressiva transizione verso i Digital Identity Wallet. Il Governo italiano sta infatti continuando a promuovere tra cittadini e aziende l’adozione dei sistemi esistenti. Allo stesso tempo, lavora alla progettazione del sistema di IT Wallet.