Digital Services Act, ecco le 19 aziende che dovranno conformarsi alle normative 

Digital Services Act, ecco le 19 aziende che dovranno conformarsi alle normative 
La Commissione europea ha stilato l’elenco delle piattaforme online e dei motori di ricerca che dovranno impegnarsi per rendere Internet uno spazio più sicuro e affidabile. La scadenza è il 25 agosto, il rischio sono sanzioni fino al 6% del fatturato globale del gruppo e il divieto temporaneo di accesso all'UE

“Oggi è iniziato il conto alla rovescia per quelle 19 piattaforme online e quei motori di ricerca che hanno più di 45 milioni di utenti attivi mensili nell’UE per conformarsi pienamente agli obblighi speciali che la Digital Services Act impone loro. Con una scadenza ben precisa: il 25 agosto 2023”. È quasi un ultimatum quello che Thierry Breton, Commissario europeo per il Mercato interno presso la Commissione europea, indirizza alle aziende che dominano a vario titolo il Web e che per questo devono adeguarsi alle norme imposte dalla UE. Trascorsi questi 4 mesi, aggiunge Breton, non potranno più comportarsi come se fossero “troppo grandi per preoccuparsi”.

Le 19 realtà a cui si riferisce Breton sono:

  • AliExpress
  • Amazon Store
  • AppStore
  • Bing
  • Booking
  • Facebook
  • Google Maps
  • Google Play
  • Google Search
  • Google Shopping
  • Instagram
  • LinkedIn
  • Pinterest
  • Snapchat
  • TikTok
  • Twitter
  • Wikipedia
  • YouTube
  • Zalando

La Commissione europea ritiene che chi è presente in questo elenco (dove spicca un unico brand europeo, Zalando) abbia assunto una rilevanza sistemica e quindi abbia particolari responsabilità nel rendere Internet uno spazio sicuro e affidabile.

A riguardo ricordiamo che la Digital Services Act si applica a tutti i servizi digitali che collegano i consumatori a beni, servizi o contenuti. Il suo obiettivo è creare nuovi obblighi per le piattaforme online al fine di ridurre i danni e contrastare i rischi, introducendo forti protezioni per i diritti degli utenti e imponendo alle piattaforme digitali maggiore trasparenza e responsabilità. Attraverso queste norme, la Commissione europea intende offrire nuove tutele agli utenti e la certezza giuridica alle imprese in tutto il mercato unico.

Informazioni chiare e semplici e IA generativa sotto controllo

Più in dettaglio, sono quattro i punti su cui da Bruxelles si chiede di agire per essere in linea con la Digital Services Act: sulla responsabilizzazione degli utenti, sulla protezione dei minori, sull’assicurare contenuti più affidabili e sull’essere più trasparenti.

In pratica, l’obiettivo è limitare notevolmente il raggio d’azione delle aziende che per lungo tempo si sono mosse sul Web in modo abbastanza indiscriminato, arrivando, secondo quanto afferma lo stesso Breton, a comportare rischi per la società, in termini di salute pubblica e di benessere fisico e mentale. Documenti chiari e semplici, che permettano agli utenti di capire quando rinunciare ai sistemi di raccomandazione basati sulla profilazione, dovranno sostituirsi alle attuali interminabili e spesso incomprensibili informative inerenti al trattamento dei dati. E dovranno essere disponibili in tutte le lingue parlate nella UE.

Inoltre, dovranno essere rispettati precisi obblighi di mitigazione del rischio per l’uso di servizi di IA generativa come ChatGPT o MidJourney. Per esempio, le informazioni generate dall’IA, come video sintetici o immagini falsificate dovranno essere chiaramente indicate quando vengono visualizzate in risposta a una query su un motore di ricerca.

Minori più protetti e contenuti più affidabili

Grande attenzione si dovrà prestare ai minori. In tal senso, le 19 realtà elencate dovranno riprogettare i loro sistemi per garantire ai più giovani elevati livelli di privacy, sicurezza e protezione. Non dovranno mai mancare strumenti di verifica dell’età e di controllo parentale, grazie ai quali Bin e Google Search potranno bloccare il materiale dannoso ottenuto dai bambini che effettuano delle query. Non sarà consentito alcun tipo di pubblicità mirata ai minori.

Ancora in tema di advertising, le 19 big tech dovranno identificare chiaramente le pubblicità e spiegare agli utenti perché stanno vedendo un annuncio e chi lo sta promuovendo. Come stabilisce la Digital Services Act, Dovrà essere chiaro il funzionamento dei sistemi di raccomandazione e quali dati raccolgono.

Allo stesso modo, si dovrà arginare la diffusione di contenuti illegali e le 19 aziende saranno obbligate ad adattare i loro sistemi di raccomandazione per evitare l’amplificazione algoritmica della disinformazione. “Non sottolineerò mai abbastanza l’importanza di questo punto, come dimostrano gli eventi attuali – sostiene Breton –. I malintenzionati sfruttano attivamente le piattaforme online per distorcere l’ambiente informativo”.

Controlli periodici di conformità e stress test

Il 25 agosto è una data importante, ma non è un traguardo. È solo una tappa di un lungo percorso. Infatti, i risultati di conformità raggiunti dovranno essere mantenuti. La Commissione europea lo verificherà tramite a una rigorosa supervisione e controlli annuali indipendenti, “che dovrebbero essere molto severi”, puntualizza Breton. Il rischio sarà di incorrere in sanzioni che possono arrivare fino al 6% del fatturato globale del gruppo e anche a un divieto temporaneo di accesso all’UE in caso di ripetute e gravi violazioni che minacciano la vita o la sicurezza delle persone.

Cosciente che le 19 piattaforme e i motori di ricerca debbano agire in tempi stretti per far fronte agli impegnativi obblighi imposti dalla Digital Services Act, Thierry Breton tende una mano dicendo che la Commissione è disposta a sostenere gli sforzi di conformità. Se necessario, contribuendo con quelli che chiama stress test, ovvero esercizi simulati volontari per verificare la preparazione a rispettare i nuovi obblighi prima della scadenza del 25 agosto. A riguardo, Breton precisa: “alla fine di giugno, su invito di Elon Musk, io e il mio team effettueremo uno stress test presso la sede centrale di Twitter a San Francisco. Ci siamo anche impegnati a eseguire uno stress test con TikTok, che ha espresso interesse. Sono pronto a parlare anche con Mark Zuckerberg per fare il punto sui progressi compiuti da Meta, in particolare nella lotta alla disinformazione”.

Thierry Breton e il suo team sono disposti a organizzare stress test con altre grandi piattaforme o motori di ricerca si dimostrino interessati. “Anzi – conclude il Commissario europeo per il Mercato interno – li incoraggio a farlo per assicurarsi di essere “pronti al decollo” il 25 agosto”.

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EU Chips Act: investimenti per 47 miliardi di dollari nei semiconduttori

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Con investimenti per 47 miliardi di dollari, l'EU Chips Act mira a raddoppiare la quota europea del mercato globale dei semiconduttori dal 10% al 20% entro la fine del decennio.

Nell’ambito dell’EU Chips Act, il Consiglio europeo e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo per l’investimento di 3,6 miliardi di dollari di fondi UE (con l’obiettivo di attrarre altri 43,7 miliardi di dollari di investimenti privati) per sviluppare le capacità di produzione di semiconduttori del continente. L’Europa, come gli Stati Uniti, è alle prese con un mercato dei semiconduttori in rapida evoluzione, in quanto i governi di tutto il mondo adottano politiche sempre più restrittive sull’importazione e l’utilizzo di chip provenienti dall’estero.

L’EU Chips Act ha obiettivi sostanzialmente simili al CHIPS and Science Act degli Stati Uniti, che è stato firmato dal presidente Joe Biden nell’agosto del 2022. Entrambe le misure, sia quella statunitense che quella europea, sono una risposta ai problemi della supply chain post-pandemia che il mercato dei semiconduttori ha dovuto affrontare negli ultimi anni e alla “guerra dei chip” in corso tra Stati Uniti e Cina.

Il nuovo accordo europeo raggiunto tra il Parlamento e il Consiglio si basa su tre “pilastri” centrali. Il primo è l’iniziativa Chips for Europe, che si concentra sulla creazione di capacità produttive attraverso il trasferimento di conoscenze e la creazione di “centri di competenza” in tutta Europa. Questi centri saranno progettati per fornire l’accesso ai dati sperimentali e alle competenze tecniche, consentendo agli esperti del settore di migliorare le proprie capacità e di contribuire alla creazione di nuovi progetti.

Il secondo pilastro è incentrato sui tentativi di attrarre nuovi investimenti concedendo permessi rapidi alle strutture “prime nel loro genere” in Europa e designando altri centri di eccellenza. Infine, il Chips Act prevede un sistema di monitoraggio e di risposta alle crisi per la supply chain, che ha lo scopo di alleviare le carenze di approvvigionamento causate dalla pandemia COVID e dalla guerra in Ucraina.

EU Chips Act

La Commissione europea ha accolto con favore la notizia del raggiungimento di un accordo in una dichiarazione ufficiale, affermando che i semiconduttori sono un elemento critico dal punto di vista geostrategico e che il Chips Act rafforzerà la competitività economica dell’Europa nell’area e la sua posizione strategica, aumentando la quota di chip prodotti nell’UE. “Le recenti carenze di semiconduttori hanno evidenziato la dipendenza dell’Europa da un numero limitato di fornitori al di fuori dell’UE, in particolare Taiwan e il Sud-Est asiatico per la produzione di chip e gli Stati Uniti per la loro progettazione”, si legge nella dichiarazione della Commissione.

Anche Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, ha twittato la sua approvazione, affermando che aumentare la capacità dell’Europa di produrre chip a livello nazionale la rende un partner più importante nella catena di fornitura globale e contribuisce a consentire i progressi della società. “Abbiamo bisogno di chip per alimentare le transizioni digitali ed ecologiche o i sistemi sanitari”, ha dichiarato Vestager.

Il Chips Act risale a una proposta della Commissione europea presentata per la prima volta nel febbraio 2022 e adottata dal Consiglio europeo nel dicembre dello stesso anno. Il Parlamento europeo l’ha approvata a febbraio e ora il provvedimento tornerà al Consiglio e al Parlamento per la ratifica e l’adozione formale.

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