Grane legali per Meta sulle due sponde dell’Atlantico

Meta dovrà rispondere negli USA all’accusa di aver rimosso informazioni sulla gestione del copyright (CMI) dai materiali utilizzati per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale. La decisione, emessa dal giudice Vince Chhabria, riguarda il caso Kadrey et al vs Meta Platforms, presentato nel luglio 2023 presso un tribunale federale di San Francisco da autori e scrittori come Richard Kadrey, Sarah Silverman e Christopher Golden.
Due mesi fa, i querelanti hanno avanzato l’accusa che Meta fosse consapevole di aver utilizzato materiali protetti da copyright per addestrare i suoi modelli di IA, il che avrebbe portato alla generazione di risultati contenenti CMI. Secondo i querelanti, l’azienda avrebbe deliberatamente rimosso queste informazioni per evitare che gli utenti scoprissero l’origine protetta dei contenuti generati.
Il giudice Chhabria ha permesso che l’accusa di violazione del Digital Millennium Copyright Act (DMCA) da parte di Meta proseguisse, aumentando così la probabilità che il caso si concluda con un accordo o un processo. “Le accuse dei querelanti suggeriscono ragionevolmente che Meta abbia rimosso le CMI per impedire a Llama di generare risultati che rivelassero l’uso di materiale protetto da copyright”, ha scritto il giudice.
Meta ha già ammesso di aver utilizzato il dataset Books3 per addestrare il suo modello Llama 1, un insieme di dati noto per contenere opere protette da copyright. Tuttavia, il giudice ha respinto un’altra accusa dei querelanti, secondo cui l’uso da parte di Meta di libri non autorizzati ottenuti tramite torrent violasse il California Comprehensive Computer Data Access & Fraud Act (CDAFA).
La decisione del giudice Chhabria rappresenta un ulteriore sviluppo nella disputa legale sull’uso del materiale protetto da copyright per addestrare modelli di IA. Gli esperti legali sostengono che la generazione di contenuti che riproducono fedelmente il lavoro di un autore sia più facilmente considerabile una violazione del copyright. L’addestramento di IA con materiali protetti, invece, è più soggetto a difese basate sul fair use, anche se la decisione favorevole ai querelanti contro Meta potrebbe rafforzare altre cause simili nel settore dell’IA.
Meta (in questo caso assieme ad Apple) deve affrontare un altro problema normativo in Europa, dove, secondo quanto riportato a Reuters da persone informate sui fatti, è destinata a subire multe modeste per potenziali violazioni del DMA europeo. Questa legge mira a rendere più facile per gli utenti spostarsi tra i servizi online concorrenti come le piattaforme di social media, i browser web e gli app store, in modo da consentire alle aziende più piccole di competere con le Big Tech.
Si parla di multe modeste (anche se non se ne conosce ancora l’esatta entità) sia perché l’autorità antitrust dell’UE si concentra sull’assicurare che le aziende rispettino la legge piuttosto che sanzionarle, sia per la breve durata delle presunte violazioni (il DMA è entrato in vigore solo dal 2023) e per il clima geopolitico.
Dal canto suo Meta, in un report di conformità pubblicato la scorsa settimana, ha dichiarato che, nonostante i suoi sforzi per rispettare la normativa europea, ha continuato a ricevere richieste da parte delle autorità di regolamentazione che vanno oltre quanto previsto dalla legge.
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