La Commissione Europea ha formalizzato accuse antitrust contro Google, sostenendo che l’azienda cerchi di imporre ai produttori di smartphone e compagnie telefoniche di adottare il proprio servizio di ricerca e il browser Chrome nei modelli venduti nei territori EU, come condizione per poter utilizzare altre app o servizi della casa.

Secondo la commissione, inoltre, Google impedirebbe ai costruttori di utilizzare varianti o “fork” del sistema operativo Android, e darebbe incentivi finanziari ai produttori e agli operatori telefonici che accettano di preinstallare la ricerca Google sui loro dispositivi.

Nei contratti con i produttori, Google ha fatto sì che la licenza per installare il Play Store sui dispositivi Android sia soggetta all’installazione della Google Search come ricerca predefinita sul dispositivo.

Se seguite il mercato informatico da più di un decennio, queste accuse ricordano molto da vicino quelle che la Commissione EU, guidata all’epoca da Mario Monti, fece a Microsoft, che impose la preinstallazione di Internet Explorer, Windows Media Player e altri software sui sistemi Windows. Microsoft fu costretta a creare versioni di Windows senza Windows Media Player o browser predefinito, e a pagare una multa di 497 milioni di euro nel 2004, e molti altri ne pagò negli anni successivi per ritardi nell’esecuzione delle sanzioni e altre contestazioni simili.

Nel caso di Google, una sanzione corrispondente al 10% del fatturato significherebbe dover sborsare circa  7,5 miliardi di dollari, e dover rivedere le proprie politiche di espansione e consolidamento in una regione fondamentale. Android ha in Europa una quota del mercato degli smartphone che si aggira sul 90%, contro il 66% circa degli USA dove è maggiore la penetrazione di iOS e Windows Phone.

Quello di oggi è il secondo gruppo di accuse mosse dalla Commissione a Google. Lo scorso anno, aveva formalizzato accuse riguardanti il trattamento privilegiato del proprio strumento di comparazione prezzi Google Shopping all’interno dei risultati delle ricerche.

Il commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager aveva annunciato lunedì di stare ispezionando i contratti di Google con i produttori di telefoni che utilizzano il sistema operativo Android. “La nostra preoccupazione è che, esigendo che i produttori e gli operatori pre-carichino un gruppo di app Google, invece che permettere di decidere quali app caricare, Google possa aver impedito a nuove app un canale utile per farsi conoscere e raggiungere i consumatori”, ha affermato la Vestager, aggiungendo nei giorni seguenti che i motori di ricerca, sistemi operativi e browser rivali di Google non hanno avuto l’opportunità di competere, ma sono stati esclusi “artificialmente”.

Per le regole della Commissione Europea, la “dichiarazione formale di obiezioni” contestata oggi è un passo formale nelle indagini antitrust per informare le parti coinvolte e permettere di formalizzare una risposta scritta alle contestazioni, per esercitare il proprio diritto alla difesa.

La risposta di Google

In attesa della confutazione ufficiale alla Commissione, Google ha rilasciato una dichiarazione attraverso le parole di Kent Walker, Senior VP & General Counsel, che ha affermato che “Android ha contribuito allo sviluppo di un ecosistema rilevante e sostenibile basato su un software open source e sull’innovazione aperta”. Kent ha poi sostenuto di voler lavorare con la Commissione Europea per dimostrare che Android sia un bene per la concorrenza e per i consumatori.

Google ha poi ribadito che gli accordi con i partner sono interamente volontari, in quanto chiunque può usare Android semplicemente scaricandolo, modificandolo e installandolo sul proprio dispositivo, come ha fatto Amazon.