Cubbit, il cloud storage italiano sicuro e sovrano sfida gli hyperscaler

L’idea dei fondatori di Cubbit (si pronuncia Càbbit) nasce tra i banchi dell’Università di Bologna: realizzare una soluzione per l’archiviazione e condivisione di file in stile Dropbox usando, al posto di un server centralizzato, una rete distribuita di server peer to peer in cui ogni file – spezzettato e cifrato – viene replicato e distribuito in posizioni geografiche diverse.
Una soluzione di storage così concepita può essere molto sicura e resiliente. Avere accesso a un server non consente di ricostruire il file e conoscerne il contenuto, ed essendo i dati replicati su numerosi server diversi, se uno viene distrutto le informazioni vengono immediatamente fornite dagli altri.
Sicurezza e resilienza, unite alla possibilità di governare la giurisdizione del dato distribuendolo in specifiche location nel mondo, sono caratteristiche molto ricercate dalle aziende, per cui l’azienda ha fatto evolvere la soluzione di archiviazione di file verso l’approccio storage più usato nel cloud, per l’analisi dei dati – soprattutto non strutturati – e nelle applicazioni moderne: l’object storage.
DS3, storage cloud distribuito e resiliente

Enrico Signoretti, VP Product di Cubbit
“Abbiamo visto che il grosso dei dati si stava spostando da un mondo in cui le persone utilizzavano file e cartelle, a uno in cui i computer scambiavano dati con altri computer”, ci dice Enrico Signoretti, Vice President Product di Cubbit. E il formato che stava diventando la lingua franca per questo tipo di scambio di informazioni era lo storage a oggetti S3 di AWS.
“La tecnologia di Cubbit era così valida già nella sua prima implementazione che è stato sufficiente cambiare solo l’interfaccia nel front end affinché supportasse le API di S3, e al termine dello sviluppo e validazione abbiamo potuto sfruttare la rete geodistribuita con migliaia di nodi studiata per il file storage per erogare il nuovo servizio di storage a oggetti DS3”, afferma Signoretti.
Grazie a questo sistema, Cubbit dichiara di avere costi di storage molto inferiori rispetto ai principali hyperscaler. Un risparmio che si moltiplica qualora fosse necessario scaricare l’intero archivio per crearne una replica o spostarlo su un diverso fornitore. Diversamente dagli hyperscaler, che usano questa leva per scoraggiare la migrazione, Cubbit non fa pagare il traffico in uscita (costi di egress).
DS3 Composer: object storage privato per aziende e provider
Il passo successivo è stato offrire a ogni azienda la possibilità di creare il suo storage distribuito interno, sfruttando la propria infrastruttura. “Se un’azienda ha dei server distribuiti in più sedi sul territorio, può usarne una porzione per creare la propria infrastruttura di cloud storage distribuito, con tutti i vantaggi che abbiamo descritto prima”.
“Alcune aziende stanno riutilizzando a questo scopo anche server di recupero, perché l’affidabilità è fornita dalle repliche geodistribuite, e anche se un server smette di funzionare non ci sono conseguenze”, afferma Signoretti, che aggiunge che è possibile operare senza interruzioni anche se un numero consistente dei server (fino a un terzo) dovessero smettere di funzionare.
Distribuzione e replica dei frammenti, insieme alle funzioni di immutabilità e versionamento, costituiscono anche una doppia protezione contro gli attacchi ransomware, lato client e lato server. Se un frammento viene cifrato, il sistema è in grado di isolare quel nodo e mettere gli altri in una modalità di protezione che evita perdite di dati e il propagarsi della cifratura. Questa è una delle caratteristiche che ha portato Leonardo – prima tra le aziende del settore aerospaziale e difesa, particolarmente sensibile alle tematiche di sicurezza e sovranità – a scegliere Cubbit per la realizzazione di un servizio di storage che sia sicuro ed efficiente.
Oltre che alle aziende, che possono sfruttare la capacità di storage presente nelle infrastrutture distribuite nelle varie sedi per creare il proprio servizio di storage a oggetti interno, Cubbit propone DS3 Composer anche a quei cloud e hosting provider che desiderino fornire ai propri clienti un servizio di cloud object storage compatibile con S3, aggirando le difficoltà tecniche e infrastrutturali. “Ci occupiamo noi di gestire tutta la complessità, dice Signoretti. Il nostro software dà la possibilità di creare il portale dell’utente e quindi con tre server puoi diventare cloud provider in dieci minuti”.
Per il futuro, si guarda all’Europa e al “computing distribuito”
Cubbit si sta facendo notare anche oltre confine, da clienti ma anche da partner, come il provider WIIT, che ha una forte presenza nell’area DACH (Germania-Svizzera-Austria). “Al momento abbiamo una presenza in Inghilterra, Germania e Francia, ma abbiamo contatti interessanti anche con americani, indiani e brasiliani. La spinta internazionale sta accelerando molto”.
L’azienda sta convincendo anche gli investitori esteri. “Nel 2024 abbiamo chiuso un funding round di 12 milioni e mezzo di dollari, che ha portato il totale del finanziamento a 25 milioni. Ne siamo molto orgogliosi perché tra gli investitori primari ci sono due fondi inglesi, che non avevano mai investito in Italia. Uno dei due, Local Globe, ha ben 19 unicorni in portafoglio”, dice Signoretti con un sorriso speranzoso.
Chiusa questa prima fase, quindi, si passa a un’espansione del mercato, ma anche delle soluzioni: “A breve avremo nuove interfacce, che permetteranno di gestire direttamente file e non solo bucket S3, ed entro fine anno contiamo di aggiungere una componente di computing distribuito, secondo la stessa filosofia”.
Signoretti precisa che non si tratta di una incursione nel territorio della virtualizzazione, ma più di soluzioni legate a applicazioni che lavorano sui dati (per esempio analisi e catalogazione anche con intelligenza artificiale), e che conviene quindi siano distribuite allo stesso modo del dato stesso, per una maggiore efficienza.