Editor del network DigitalWorld ItaliaGiornalista professionista con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatic... Leggi tutto
È stato inaugurato a Genova GN1, hub di approdo del cavo sottomarino 2Africa, che con i suoi 45.000 chilometri complessivi collegherà 33 paesi con 46 punti di sbarco in Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa, portando connettività per una banda complessiva fino a 180 TB/s a circa 3 miliardi di persone.
Le operazioni di sbarco europee del cavo sono gestite da Vodafone, mentre l’infrastruttura data center di GN1 è realizzata da Equinix, portando la connettività direttamente al suo nuovo data center MI5 di Milano.
Il progetto, finanziato da un consorzio di cui fanno parte Vodafone, Meta, Orange, China Mobile, MTN, Saudi Telecom, Telecom Egypt e WIOCC, metterà Genova in una posizione centrale per lo sviluppo dell’infrastruttura di telecomunicazioni globale, attraendo nel territorio imprese innovative con un importante risvolto per l’occupazione, ha sottolineato il sindaco Marco Bucci. Già ora, le operazioni di sicurezza e manutenzione, come le operazioni di attracco, impiegano principalmente personale locale.
GN1 servirà come hub per il Sud Europa ed è già predisposto per veicolare la mole di traffico che si prevede sarà generato dalle reti 5G dei provider mobile in Africa, Europa e Medio Oriente, ha dichiarato Emmanuel Becker, Managing Director di Equinix.
Genova diventa quindi hub principale del corridoio digitale europeo con l’anello MED e il link diretto alla rete PanEuropea collegandosi direttamente a nord con Francoforte, ad Est verso Sofia e Ovest verso Monaco e Marsiglia, rappresentando un’alternativa italiana alla rotta di dati che sbarca verso la città portuale francese.
Huawei non è “solo” il terzo ecosistema globale di servizi mobile
Mettiamo in prospettiva i tanti annunci al Mobile World Congress, che spaziano dai servizi per cellulari alla ricerca di base per la trasformazione delle infrastrutture core della digitalizzazione
Editor del network DigitalWorld ItaliaGiornalista professionista con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatic... Leggi tutto
Le restrizioni al commercio tra aziende americane e Huawei, imposte da Trump e che nel 2019 hanno provocato l’uscita del produttore cinese dall’ecosistema di servizi Google, potrebbero aver avuto paradossalmente un effetto positivo sullo sviluppo dell’azienda.
Costretta a crearsi un suo app store e un framework di servizi cloud per il mobile, Huawei in questi tre anni ha saputo creare una piattaforma completa che spazia dal marketplace di applicazioni (AppGallery), ai servizi cloud, dalla ricerca all’assistente virtuale, ai sistemi di pagamento, di cui è stato appena annunciato lo sbarco in Italia di Huawei Pay con Intesa San Paolo e Bancomat SpA). Questa piattaforma ora travalica i confini del cellulare per entrare nei computer, con la creazione di AppGallery per Windows e servizi cloud per PC.
Potendo inoltre contare come Apple sul controllo dell’intero stack hardware-software-servizi, può creare applicazioni altamente integrate per far lavorare insieme al meglio cellulari, computer, indossabili e dispositivi IoT, come il Super Device per lo smart office presentato in questi giorni.
Aggiungiamoci che Huawei ha una posizione rilevante nelle infrastrutture di base per la telefonia mobile, dalle antenne alla recente piattaforma di prodotti e servizi Intelligent IT Foundation per operatori 5G – cosa che né Apple, né Google hanno – il panorama che se ne ricava è molto diverso da quello di un’azienda messa in un angolo da sanzioni e restrizioni. E, in uno scenario in cui l’invasione dell’Ucraina sta nuovamente accentuando la divisione tra regioni, l’angolo di mondo fuori dall’egemonia delle aziende della Silicon Valley rischia comunque di ospitare una buona metà della popolazione mondiale.
Facciamo quindi un veloce riassunto dei tanti annunci che Huawei ha fatto al Mobile World Congress.
Ripensare l’informatica dalle basi
Guo Ping, Rotating Chairmen di Huawei
Nel suo intervento, il Chairman a rotazione di Huawei Guo Ping ha affermato che non solo le tecnologie, ma anche i teoremi fondamentali dell’informatica, non sono adeguati a soddisfare la crescente domanda di digitalizzazione (oltre il 50% del PIL sarà toccato dal fenomeno entro l’anno, afferma) e gli obiettivi di decarbonizzazione. Annuncia quindi forti investimenti nella ricerca delle tecnologie di base, puntando a raggiungere, se non superare, i limiti imposti dal teorema di Shannon sulla velocità massima del trasferimento di informazione e dall’architettura dei sistemi elaborata da von Neumann.
Tra le prime ricadute pratiche delle ricerche ci sono il MIMO di nuova generazione, l’IA wireless, comunicazioni semantiche, l’integrazione di tecnologie fotoniche ed elettroniche e nuove architetture peer-to-peer.
In termini di software, infine, Huawei sta implementando un software di tipo full-stack incentrato sull’IA e un nuovo ecosistema per soddisfare la domanda esponenziale di capacità di calcolo generata dall’intelligenza artificiale.
Infrastruttura per le telecomunicazioni, e non
La spinta alla digitalizzazione di tutti i settori produttivi e della società stessa richiede agli operatori di adeguare rapidamente la propria infrastruttura per acquisire velocemente quote di mercato, garantendosi la possibilità di gestire più cloud ed edge in modo flessibile e semplice. Secondo David Wang, Executive Director of the Board and Chairman of the ICT Infrastructure Managing Board di Huawei nel suo intervento +IT, New Growth, la Intelligent IT Foundation consentirà tutto questo, fornendo anche agli operatori la possibilità di gestire la piattaforma applicativa come servizio (aPaaS) per i clienti del settore.
La visione è quella di creare reti di telecomunicazione autonome e flessibili in grado di accelerare la trasformazione digitale.
Sulla gestione dei dati per le telco è stata lanciata la soluzione OneStorage, che promette di unificare diverse infrastrutture dati (all-flash, hybrid-flash, high-density e array Blu-ray) in un pool di risorse scalabile e in grado di rispondere a SLA ben definiti, grazie anche a un Data Management Engine (DME) in grado di rilevare la temperatura dei dati per spostarli nelle porzioni di storage con le prestazioni più adeguate (intendendo per dati caldi quelli che devono essere immediatamente disponibili e dati freddi quelli che invece sono archiviati a lungo termine).
Sul cloud, Huawei sta rapidamente diventando un fornitore globale, avendo aperto – insieme a diversi partner – 61 availability zone in 27 aree geografiche che coprono 170 paesi, dove con 120 fornitori di servizi è in grado di offrire cinquanta servizi cloud specifici in nove mercati verticali (tra cui manifattura, sanità e retail).
L’ecosistema Huawei e il Super Device
Huawei compie importanti passi avanti nella direzione tracciata dalla sua strategia 1+8+N (1 cellulare, 8 punti di accesso come pc, tablet, smartwatch, occhiali, auto, tv, cuffie e audio e N dispositivi IoT di contorno), estendendo la piattaforma Huawei Mobile Services (HMS), con 5,4 milioni di sviluppatori registrati e 730 milioni di dispositivi, nel territorio del PC. Oltre al marketplace AppGallery, sono state presentate le versioni pc di Mobile Cloud, AI Search e Assistant-TODAY. L’obiettivo è fornire un’esperienza unificata e senza soluzione di continuità nel passaggio da un dispositivo all’altro, mantenendo tutte le informazioni centralizzate attorno al proprio Huawei ID.
Come accennato in apertura, l’integrazione con lo stack hardware consente di immaginare integrazioni molto profonde, che si concretizzano nel Super Device per lo smart office, in cui dati, finestre e applicazioni possono essere trascinati tra smartphone, pc e monitor in modo fluido con un’interfaccia integrata, e diventa possibile usare un dispositivo per controllare gli altri (come si vede nel video qui sotto).
https://www.youtube.com/watch?v=HB824SY7OT4
Super Device è supportato ovviamente dai prodotti lanciati al MWC, come il notebook MateBook 16 con schermo da 16 pollici e ambizioni professionali, grazie anche alla calibrazione del colore certificata Tüv, il convertibile 2-in-1 con schermo OLED MateBook E, l’all-in-one MateStation X o il tablet eInk interattivo MatePad Paper, ma sarà disponibile anche su dispositivi già in commercio tramite un aggiornamento software.