Dazi USA e settore IT: possibili impatti e consigli per orientare i budget

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La guerra dei dazi tra Stati Uniti, Cina ed Europa sta per colpire ogni filiera, ed è fondamentale che chiunque acquisti o venda prodotti e servizi IT cominci a modificare le sue valutazioni tenendone conto.
Per avere un quadro più chiaro, abbiamo chiesto ad IDC, nelle persone di Andrea Siviero, Senior Research Director e Lapo Fioretti, Senior Research Analyst di IDC Europe, che hanno appena chiuso l’edizione di Febbraio dell’IDC Worldwide BlackBook Live Edition, il report mensile che traccia lo stato del mercato ICT e ne prevede la crescita, in termini di spesa (per precisione, parliamo dell’ IDC Worldwide BlackBook Live Edition, V1 2025, 28 Febbraio, 2025). I dati su cui si basa il report sono quindi riferiti a un periodo in cui i dazi americani erano ancora un’ipotesi ventilata e non una certezza, ma le previsioni e i commenti che hanno fatto riflettono invece il nuovo scenario.
“Nel BlackBook lavoriamo su tre previsioni: una baseline, che è l’ipotesi più probabile, una upside con le previsioni più rosee e una downside, con lo scenario peggiore”, spiega Lapo Fioretti. “Fino a ora stavamo ragionando su una previsione baseline di crescita dell’8 percento per il mercato europeo, e una downside del 3%. Con la nuova situazione internazionale stiamo rivedendo le stime, e quella che prima era la previsione donwside sta diventando la nuova baseline”.
Un crollo della crescita dall’8 al 3 percento anno su anno, quindi. Più nel dettaglio, l’hardware crescerebbe dello 0.2% rispetto ad un 6% previsto dallo scenario base, mentre i servizi IT crescerebbero dello 0.6%, rispetto ad un 5% previsto dallo scenario base (non è compreso nella stima il settore delle telecomunicazioni). Va ancora peggio in Italia, dove si passerebbe da un 7,8 percento al 2,5.
C’è quindi un effetto paradosso. In teoria, provocando un aumento del prezzo, i dazi dovrebbero gonfiare la spesa. L’effetto però è che l’aumento di costo, unito alla situazione di incertezza dei mercati, fa abbassare la domanda, tanto da invertire l’effetto.
Fino a che i dazi non sono effettivamente implementati, però, è anche possibile che gli acquisti aumentino, proprio per cercare di chiudere i contratti prima che i dazi facciano aumentare i prezzi. “È un effetto che abbiamo osservato nei giorni precedenti l’annuncio dei dazi contro Canada e Messico, quando proprio gli acquisti di quei paesi sono aumentati”, commenta Siviero. I dati saranno però disponibili solo con la prossima edizione di Marzo del report.
Quali prodotti saranno più impattati?
Per loro natura, i dazi colpirebbero più direttamente e duramente il settore hardware, ma in modo diverso in base alla tipologia.
- I device (pc, smartphone e accessori): la maggior parte dei brand americani (e non) assemblano i dispositivi in Asia e la maggioranza arrivano da lì in Europa – tipicamente in Irlanda dal punto di vista contabile – senza passare per gli Stati Uniti. I componenti però – come chip, memorie, dischi e schede madre – potrebbero però essere acquistati dalla casa madre americana, e quindi soggetti a dazio, che si rifletterebbe sul prezzo di vendita;
- Server e infrastruttura IT: Dell, HPE e altri vendor hanno fabbriche per la produzione in Europa, che servono il mercato locale ma tendenzialmente solo con alcune prodotti e non con tutta la gamma. Rimane in ogni caso il tema di dove vengono acquistati i componenti, se dalla casa madre o dalla filiale.
L’aumento del prezzo dell’hardware avrà ripercussioni indirette anche sul software e i servizi, perché le aziende fornitrici vendono in ogni caso soluzioni in cui la componente di infrastruttura gioca molto spesso un ruolo, e si vedrebbero quindi aumentare i costi. In particolare, “Ile software house e fornitori SaaS che stanno lavorando su soluzioni basate su intelligenza artificiale stanno facendo forti investimenti nell’infrastruttura necessaria, e potrebbero quindi dover ricaricare questi costi sul prezzo dei servizi”, precisa Fioretti.
Sono possibili dazi EU sulle tecnologie USA come ritorsione?
Sebbene l’Europa abbia dichiarato che intende rispondere ai dazi americani con provvedimenti di eguale entità, è difficile che queste abbiano come obiettivo il settore della tecnologia, dal quale dipende la competitività di ogni impresa e nel quale l’Europa è tutt’altro che autonoma.
“Sebbene alcune misure dell’Europa non siano da escludere, negli ultimi anni la Commissione non ha mai usato dazi come forma di ritorsione. Se succederà, saranno probabilmente dazi mirati, focalizzati su prodotti statunitensi che sono cruciali per la UE” dice Siviero.
Certo, la dipendenza tecnologica dell’Europa dagli Stati Uniti e dalla Cina sta diventando un tema sempre più centrale, sia per quanto riguarda le tecnologie hardware e il supercalcolo, sia per i servizi cloud.
Le raccomandazioni per chi fa acquisti IT
Quali consigli possiamo dare quindi a chi si trova a gestire un budget IT?
Rimandare gli acquisti sperando i tempi migliori potrebbe essere un’idea, ma non è sempre possibile. Da un lato ci sono progetti che devono arrivare al termine, e dall’altro ci sono altri fattori che rendono l’acquisto di dispositivi una scelta obbligata. Molte aziende hanno infatti rinnovato la propria flotta di computer e smartphone nelle prime fasi della pandemia di Covid-19, per abilitare il lavoro da remoto. A cinque anni da quell’epoca, quei prodotti stanno arrivando alla fine della lorovita naturale, superando la durata dei più lungimiranti piani di garanzia estesa. Inoltre, molti di quei computer non potranno essere aggiornati a Windows 11, per via degli elevati requisiti tecnici. E Microsoft terminerà il supporto a Windows 10 il prossimo 14 di ottobre.
Fare subito gli acquisti, senza aspettare l’estate, potrebbe essere quindi la scelta saggia migliore. “Il messaggio ai CIO europei è: non aspettate che arrivi l’onda”, commenta Siviero.
Sul piano degli investimenti più infrastrutturali, Fioretti invita a non guardare solo al prezzo, ma anche alla resilienza della supply chain e alla diversificazione di fornitori e posizioni geografiche, per mitigare il rischio che le tensioni geopolitiche portino alla indisponibilità totale di alcuni prodotti sul mercato.
Un osservato speciale, secondo Fioretti, è il segmento delle GPU, la cui domanda è trainata proprio dalle infrastrutture della IA. L’Europa dipende integralmente da pochissimi fornitori, e questo potrebbe creare un collo di bottiglia pericoloso.
IDC suggerisce quindi di diversificare i fornitori e investire in tecnologie aperte, flessibili e scalabili, per potersi adattare meglio a cambiamenti poco prevedibili. “Questo potrebbe comportare un costo più alto nell’immediato, ma sul lungo periodo non ci sono altre alternative rispetto all’anticipazione della spesa o a un aumento degli investimenti”, conclude Fioretti.