Nei giorni in cui Reuters consegnava a SAP il titolo di “più grande azienda europea” per avere scavalcato con 340 miliardi di capitalizzazione la farmaceutica danese Novo Nordisk, si è tenuto a Cernobbio il SAP Executive Summit, evento che ha coinvolto più di 100 business leader di aziende e istituzioni italiane.

Il titolo dell’edizione 2025, Prima il domani, invita a “partire dal futuro per progettare a ritroso i passi da fare”,  segnala Carla Masperi, Amministratrice Delegata di SAP Italia in apertura. Per affrontare le sfide che ci si parano di fronte, l’IA è uno strumento indispensabile, dice: “Per un paese come il nostro che ha una crescita demografica negativa, la produttività della AI può diventare un fattore di compensazione, e dovremmo quindi guardare alla AI con ancor più attenzione”. Masperi ha fatto riferimento alle prestazioni ottenute da SAP stessa adottando assistenti e agenti AI. “Nelle attività di sviluppo software, abbiamo riscontrato un aumento dell’efficienza del 20 percento, mentre l’utilizzo di agenti nelle attività operative, come il ciclo dell’ordine, l’incremento è stato del 1000 percento, cioè 10x”.

Per permettere alle aziende di godere di questi benefici, la strategia di SAP prevede di far poggiare le conoscenze della IA su una solida base di dati, per i quali siano ben definiti un preciso significato semantico e le relazioni tra loro. Cioè la base dati su cui poggiano gli ERP SAP.

Se i dati sono puliti, la AI porterà buoni risultati. Altrimenti, ci saranno problemi
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Manos Raptopoulos, Chief Revenue Officer per APAC, EMEA & MEE di SAP

Questo aspetto assume una rilevanza critica in ambienti in cui Agenti AI specializzati e indipendenti si relazionano tra loro per occuparsi in modo autonomo di gestire un processo che può riguardare più funzioni. Per esempio, gestire l’analisi di un contenzioso in cui bisogna riconciliare e verificare informazioni da ordini, spedizioni, fatturazione e supporto per poi prendere una decisione di business. “Se i dati sono puliti, la AI porterà buoni risultati. Altrimenti, ci saranno problemi”, afferma Manos Raptopoulos, Chief Revenue Officer per APAC, EMEA & MEE di SAP, nonché membro dell’Extended Board, in un incontro con la stampa a margine dell’evento.

Per poter assicurare questa coerenza semantica anche con dati che non sono strutturati (email,  contratti e ogni tipo di documento), SAP ha stretto un accodo strategico con Databricks per sviluppare la sua Business Data Cloud, che unisce appunto il mondo dei dati transazionali con quello dei data lake.

Il cloud, croce e delizia dei CIO

Tutto ciò però presuppone un passaggio a tecnologie moderne, e un costante aggiornamento. In una parola: il cloud. Un punto su cui SAP insiste ormai da anni, cercando di convincere i clienti – anche attraverso l’annuncio di date per la fine del supporto dei sistemi legacy on-prem – a migrare verso il database S/4HANA e il cloud.

“Perché insistiamo tanto per il passaggio al cloud? Oggi il passo del nostro sviluppo supera il ritmo di adozione dei clienti. Abbiamo clienti on-prem che sono indietro di 5-7 anni con gli aggiornamenti funzionali (lo chiamiamo technology debt). Questo è il problema. Il cloud permette di distribuire immediatamente gli ultimi aggiornamenti mantenendo i clienti al passo con l’evoluzione della tecnologia”, afferma Raptopoulos.

Abbiamo clienti on-prem che sono indietro di 5-7 anni con gli aggiornamenti funzionali. Questo è il problema.

Malgrado ciò, i clienti più grandi che hanno installazioni stratificate nel tempo non vedono di buon occhio l’idea di affrontare un lungo processo di migrazione, per quanto utile o necessario. Si dice che gli eventi più stressanti per una persona siano la nascita di un figlio, un trasloco e l’inizio di un nuovo lavoro. A questa lista, ogni responsabile dei sistemi informativi aggiungerebbe di sicuro anche l’avvio di un grosso progetto ERP. “Se funziona, non si cambia” è un principio ancora molto radicato nel settore, anche se in tanti stanno realizzando che quel che oggi funziona, non è più adeguato nel nuovo mondo della IA.

“Siamo consapevoli delle difficoltà dei clienti che sono con noi da vent’anni e hanno installazioni anche molto grandi, e tutelare il loro investimento è per noi un principio importante”, commenta Masperi. Per questo motivo, SAP si è impegnata a garantire il supporto ai sistemi legacy ancora fino al 2033 per quei clienti che si impegnano ad affrontare la migrazione al cloud. Le proposte hanno già raggiunto anche i principali clienti italiani, con una risposta molto positiva secondo Masperi.

Come affrontare la migrazione, anche grazie alla AI

Quale approccio dovrebbero avere le aziende che vogliono prepararsi a questo salto tecnologico? Masperi – che sottolinea il tema non è tanto una migrazione al cloud pubblico, ma piuttosto verso S/4HANA su cloud pubblico o privato – suggerisce di cominciare dal ripulire le installazioni esistenti da quante più personalizzazioni possibile. “È il concetto di clean core, una operazione di pulizia e riorganizzazione della struttura dati che può diventare il presupposto per poter implementare un percorso di innovazione continua. Molti dei programmi custom installati dai nostri clienti, difficili da manutenere e aggiornare, sono in realtà inutilizzati da anni. Ma i clienti stanno capendo che avere una configurazione il più possibile vicina a quella standard aiuta a tenere il passo con la tecnologia”.

Anche in questo percorso di assesment e pulizia del codice, l’AI ha un ruolo importante. “Stiamo lavorando con i system integrator per diminuire il tempo del progetto attraverso un prodotto che si chiama Joule for Consulting, che ha accesso a tutta la nostra knowledge base e può fornire assistenza ai consulenti. Nella Business Technology Platform c’è la possibilità di esaminare codice legacy per valutare la compatibilità con S4 e il cloud, e fare sviluppo low-code/no-code per gli adattamenti”, afferma Raptopoulos.