I progetti software Agile falliscono tre volte più di quelli tradizionali. Ma forse è giusto così

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I progetti che adottano pratiche Agile, spesso usati per esperimenti e progetti pilota, hanno addirittura il 268% di probabilità in più di fallire rispetto a quelli che non le adottano.

Uno studio commissionato dalla società di consulenza Engprax ha fatto emergere risultati decisamente inattesi sull’efficacia delle metodologie Agili nello sviluppo software. La ricerca, condotta intervistando 600 ingegneri software nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ha rivelato che i progetti che adottano pratiche Agile, spesso usati per esperimenti e progetti pilota, hanno addirittura il 268% di probabilità in più di fallire rispetto a quelli che non le adottano.

Questo dato alimenta i sospetti di una parte della comunità che il tanto osannato Manifesto Agile potrebbe non essere così efficace come viene dipinto. Uno dei risultati più eclatanti è che i progetti in cui i requisiti sono stati chiaramente documentati prima dell’inizio dello sviluppo hanno il 97% di probabilità in più di avere successo.

Ciò va in netto contrasto con uno dei quattro pilastri del Manifesto Agile (Working Software over Comprehensive Documentation). Secondo lo studio, mettere in atto una specifica prima di cominciare lo sviluppo può portare ad un aumento del 50% delle probabilità di successo, mentre assicurarsi che i requisiti rispecchino accuratamente il problema reale può far crescere le probabilità del 57%.

Il Dr. Junade Ali, autore del libro Impact Engineering, ha dichiarato che con il 65% dei progetti Agile che non vengono consegnati in tempo, è giunto il momento di mettere in discussione il culto Agile, per il quale, non dovendo fare mesi di studio e documentazione delle specifiche, la fase iniziale costa meno e quindi è anche più facile per i vertici aziendali “staccare la spina” di un progetto senza pensarci troppo.

La ricerca dimostra che ciò che conta veramente per consegnare software di alta qualità nei tempi e nei budget prestabiliti è un solido processo di ingegnerizzazione dei requisiti e avere un ambiente sicuro dal punto di vista psicologico per discutere e risolvere i problemi man mano che emergono, prendendo al contempo misure per prevenire il burnout degli sviluppatori.

progetti Agile

Anche altre metodologie di sviluppo hanno comunque i loro difetti. Waterfall, ad esempio, utilizza una successione di fasi documentate di cui la codifica è solo una parte. Mentre è semplice da capire e gestire, può anche essere lento e costoso, con modifiche difficili da implementare. Quindi c’è una tendenza dei team a cercare alternative.

Uno dei dati più preoccupanti emersi dallo studio è che i progetti in cui gli ingegneri sentivano di avere la libertà di discutere e affrontare i problemi avevano l’87% di probabilità in più di avere successo. Purtroppo, i lavoratori nel Regno Unito avevano il 13% di probabilità in meno di sentirsi liberi di discutere i problemi rispetto a quelli negli Stati Uniti.

Molti dei problemi dell’attuale mondo tecnologico tendono ad essere attribuiti al Manifesto Agile. Un flusso infinito di patch, codice incompleto o superficiale che arriva in questo stato sono tutti aspetti che vengono imputati alle pratiche Agile, ma se è vero che il Manifesto Agile ha i suoi problemi, questi derivano più dall’implementazione che dai principi stessi. Frasi come Non abbiamo bisogno di un team di test perché siamo Agile sono un’abdicazione di responsabilità a favore del risparmio di costi.

Evidenziando la necessità di comprendere i requisiti prima di iniziare lo sviluppo, la ricerca traccia una via di mezzo tra i puristi di Agile e i sostenitori di Waterfall, invitando a trovare un equilibrio nel riconoscere i punti di forza di entrambi gli approcci pur sottolineandone anche le debolezze.

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Intesa Sanpaolo: se il cliente non va al digitale, il digitale andrà dal cliente

Intesa Sanpaolo
Dopo lo stop dell’antitrust al passaggio forzato dei clienti a Isybank, Intesa Sanpaolo punta a conquistare un milione di clienti con i suoi servizi digitali.

Intesa Sanpaolo, oltre ad aver reso nota la nuova composizione del consiglio di amministrazione di Isybank (Francesco Profumo assume la carica di presidente e Antonio Valitutti è stato confermato nel ruolo di amministratore delegato), si prepara sia a conquistare un milione di clienti con i suoi servizi digitali, sia a compiere una massiccia migrazione al cloud dei servizi core banking per i clienti private banking e gestione patrimoniale.

La più grande banca italiana ha acquisito circa 90.000 nuovi clienti attraverso il suo braccio digitale Isybank, dopo che una decisione dell’antitrust ha di fatto bloccato la migrazione dei clienti esistenti. L’autorità italiana garante della concorrenza ha inferto un duro colpo alle ambizioni fintech di Intesa a novembre, quando ha stabilito che la banca doveva ottenere il consenso esplicito dei circa 4 milioni di clienti che intendeva trasferire a Isybank in base alle loro abitudini digitali.

Intesa aveva informato digitalmente i clienti di una scadenza per l’opt-out e alla fine ha trasferito su Isybank più di 350.000 clienti esistenti, a fronte di un obiettivo iniziale di 2,3 milioni. Nonostante il risultato fin qui insoddisfacente, Intesa si sta attenendo all’obiettivo di aggiungere un milione di nuovi clienti attraverso Isybank entro la fine del prossimo anno.

Intesa-passaggio-Isybank

Il Chief Technology Officer Massimo Proverbio, che per lo sforzo tecnologico della banca può contare su 1.800 specialisti IT interni, ha dichiarato che i ritardi hanno riguardato solo la strategia commerciale relativa ai clienti esistenti, mentre la transizione digitale verso un’infrastruttura IT basata sul cloud procede. “Le cose sono andate molto bene: l’infrastruttura si è dimostrata affidabile e l’abbiamo testata con successo con ben 20 milioni di account”, ha dichiarato Proverbio a Reuters.

L’azienda britannica Thought Machine ha fornito la tecnologia bancaria di base utilizzata da Intesa per Isybank, che funziona su servizi cloud forniti da Alphabet e Telecom a seguito di un accordo con Intesa del 2020.

Goldman Sachs ha stimato che i risparmi sui costi derivanti dalla strategia fintech di Intesa potrebbero contribuire ad aumentare il rendimento del patrimonio netto tangibile delle sue attività bancarie commerciali di 3,3 punti percentuali entro il 2026.

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