Dedagroup avvia un corso Industry & Data Analytics

Dedagroup Digital Academy
Il percorso (6 mesi) è rivolto a giovani laureati e fa parte della Dedagroup Digital Academy, da cui provengono 50 delle 300 assunzioni previste dal gruppo quest'anno

Dedagroup ha aperto le iscrizioni alla prima edizione della Dedagroup Digital Academy – Industry & Data Analytics Edition. Il corso, della durata complessiva di 6 mesi, partirà il 25 ottobre, e si rivolge a laureati e neo-laureati (sia in percorsi tecnico-scientifici che umanistici), con età massima di 28 anni e avanzato livello di conoscenza della lingua inglese.

Dedagroup non precisa il numero di candidati che verranno selezionati e parteciperanno al corso. L’obiettivo è favorire lo sviluppo delle nuove competenze richieste dalle professioni digitali in ambito Industry & Data Analytics per il settore Industrial & Large Corporate.

La Dedagroup Digital Academy, spiega un comunicato, è una scuola di impresa rivolta a giovani talenti di tutta Italia, creata da Dedagroup per formare professionisti del digitale in grado di operare in contesti sempre più complessi e variegati, con l’opportunità di intraprendere una carriera all’interno del Gruppo.

Dalla sua nascita nel 2017, l’Academy ha formato 142 giovani di cui l’80% è restato in azienda. Per l’anno in corso, delle circa 300 nuove assunzioni complessivamente previste in Dedagroup, 50 arrivano dai diversi percorsi della scuola d’impresa interna.

A fianco al percorso più trasversale della Dedagroup Digital Academy, arrivata nel 2021 alla settima edizione, negli anni sono stati infatti creati percorsi focalizzati su specifici settori. La Dedagroup Digital Academy – Stealth Edition, dedicata all’ambito Fashion & Luxury, è giunta alla sua seconda edizione ed è ripartita negli ultimi giorni con 16 partecipanti, mentre la Dedagroup Digital Academy – Banking & Finance Edition, incentrata sul mercato bancario e finanziario, ha visto l’avvio l’autunno scorso.

Nel caso del corso appena annunciato, la Dedagroup Digital Academy Industry & Data Analytics Edition è fully digital ma con momenti di confronto fisico, e sarà suddivisa in due fasi: la prima dedicata alle “corporate skills”, e la seconda a sessioni verticali relative al mondo Industry & Data Analytics.

Nella parte di formazione corporate i docenti affronteranno 4 moduli, organizzati in lezioni teoriche e laboratori di pratica, su temi di Digital Economy, Valore d’Impresa, Project Management, metodologie agili, e People Value.

Nel percorso specializzato i candidati approfondiranno i fondamenti di programmazione focalizzandosi principalmente sul linguaggio Python e su Java. Il programma proseguirà con un modulo dedicato alle attività di Database e SQL e con due diversi indirizzi di specializzazione, il primo focalizzato su SAS System affronterà temi relativi all’ambiente e alla programmazione con SAS. Il secondo sarà dedicato a PTC, trattando i temi relativi a CAD, PLM, Realtà Aumentata e IOT con il supporto degli applicativi PTC

Alla formazione in aula seguirà poi un periodo di training on the job. Il corso si propone di formare dei Consultant e le possibili sedi di lavoro all’interno del Gruppo Dedagroup sono Torino, Milano, Tortona o Bologna.

Ogni partecipante sarà seguito per tutta la durata del corso da un tutor dedicato: le Deda People saranno coinvolte sia durante le sessioni teoriche sia in qualità di coach, e promuoveranno il trasferimento di know-how, la diffusione di valori, cultura ed esperienze.

“Questa nuova Dedagroup Digital Academy – Industry & Data Analytics Edition conferma un’ulteriore evoluzione del nostro modello formativo che, anticipando i cambiamenti del mondo del lavoro e le nuove skill che questo richiede, diviene sempre meno generalista e si avvicina sempre più al business, con verticalizzazioni che puntano concretamente a colmare il gap di profili specializzati che il mercato del lavoro ha”, commenta nel comunicato Valentina Gilli, HR Director Dedagroup.

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Cloud, i 4 tipi di servizi che abilitano le strategie “digital-first”

Foundational Cloud Services IDC articolo
I servizi Foundational Cloud (FCS), nelle aree compute, data, app framework e usage multiplier, per IDC valgono quasi 100 miliardi di dollari e triplicheranno nel 2025

Il cloud computing è un mercato enorme e in continua crescita, ma il bello deve ancora venire: secondo IDC la spesa totale (“whole cloud”) nei servizi cloud, nell’hardware e nel software che supportano l’erogazione di questi servizi, e nei servizi di consulenza e managed services collegati, supererà i 1300 miliardi di dollari nel 2025, con un tasso medio di crescita annuo del 16,9%.

Non solo: secondo la recente indagine Future of Operations, sempre di IDC, il cloud è la più alta priorità di investimento nell’area operations delle aziende, organizzazioni ed enti pubblici di tutto il mondo.

Meno del 20% delle aziende ha migrato nel cloud più del 50% dei dati

Rispetto alla seconda priorità di investimento emersa dalla ricerca – l’area wireless connectivity, artificial intelligence (AI) e machine learning (ML) – il cloud è anche in una fase di fattibilità più avanzata secondo le aziende intervistate, molte delle quali non hanno ancora piani per analizzare i loro dati operativi attraverso l’AI nell’immediato futuro.

Riguardo al cloud invece, spiega Leif Eriksen, research vice president, future of operations di IDC, “la propensione a investire è ormai irreversibile, ma molte organizzazioni devono ancora definire una vera strategia di cloud data management coerente con le esigenze e gli obiettivi aziendali”. Infatti secondo la ricerca al momento meno del 20% delle aziende, organizzazioni ed enti pubblici di tutto il mondo ha migrato nel cloud più del 50% dei propri dati operativi.

Le fondamenta del prossimo livello di cloud maturity

Secondo la società di ricerca, siamo in una fase di transizione degli investimenti in cloud a un livello più alto di “cloud maturity”, basato sull’adozione di un insieme cross-funzionale di servizi chiamati Foundational Cloud Services (FCS). Questi FCS, spiega IDC, saranno le indispensabili fondamenta di qualsiasi strategia “digital-first” e si articolano in quattro aree:

  • Compute Services: Virtualized x86 Compute, Bare Metal Compute, Block Storage, Accelerated Compute, Software-Defined Compute Software.
  • Data Services: Data Management Systems, Object Storage, File Storage, Event Stream Processing Software.
  • App Framework Services: Integration Software, Deployment-Centric Application Platforms, AI Lifecycle Software.
  • Usage Multiplier Services: servizi a costo basso o nullo che facilitano l’utilizzo di servizi a più alto valore, per esempio load balancing, DNS, marketplace, pacchettizzazioni di soluzioni open-source.

Secondo IDC, il volume di fatturato annuo (annual recurring revenue, ARR) generato dai FCS è stato di poco meno di 100 miliardi di dollari nel 2020, e triplicherà a oltre 300 miliardi nel 2025, con un tasso di crescita medio annuo del 28,8%. In altre parole i FCS rappresentano oltre la metà dell’intero mercato cloud (IaaS, PaaS, SaaS e SISaaS, cioè System Infrastructure Software-as-a-service) nel 2020, e oltre due terzi di esso nel 2025.

Questo grande interesse, spiega la società di ricerca, è dovuto al fatto che le tecnologie cloud facilitano l’abbattimento dei diversi “silos” di gestione dei dati e permettono di ottenere analisi mirate dei dati per le varie esigenze.

“Se oggi le organizzazioni vogliono sviluppare qualche nuova attività digital-based o trarre beneficio dall’analisi dei loro dati, lo possono fare grazie al rapido accesso ai FCS resi disponibili dai principali cloud service provider”, sottolinea Rick Villars, group vice president, worldwide research di IDC.

Non è una sorpresa che tutti i mercati dei Foundational Cloud Services siano dominati dai cosiddetti hyperscaler, cioè i più grandi cloud service provider del mondo: Amazon Web Services (AWS), Microsoft, Google, Alibaba Group, IBM, Tencent, Huawei e Oracle insieme l’anno scorso hanno rappresentato oltre il 60% del mercato FCS.

I fattori distintivi dei Foundational Cloud Services

Secondo IDC le organizzazioni nel mondo sceglieranno approcci diversi per creare il loro portafoglio di servizi FCS: alcune sceglieranno un fornitore primario, altre preferiranno averne diversi. In entrambi i casi sarà molto importante la disponibilità nei portafogli dei fornitori di servizi complementari per edge, network e core, servizi di automated governance e solidi ecosistemi di partner.

“Le aziende utenti cercano risposte alle loro esigenze, e non tecnologie. L’approccio vincente si basa su differenziazione e ridefinizione delle offerte in funzione degli use case”, spiega Lara Greden, research director, PaaS di IDC.

I servizi foundational si differenziano da quelli non foundational per l’affidabilità e standardizzazione dell’infrastruttura offerta dai fornitori FCS, che permettono agli sviluppatori di sviluppare, testare e mettere in produzione nuove applicazioni molto rapidamente.

Altri fattori di distinzione sono la disponibilità di diverse opzioni di deployment, come nel caso dell’hybrid cloud, e di tecnologie che rendono portabili le applicazioni, che permettono di scegliere facilmente il cloud provider più adatto per un certo workload.

Infine i Foundational Cloud services data-centric mettono a disposizione funzioni totalmente automatizzate che aiutano a gestire i grandi volumi di dati e storage associati con l’uso di dispositivi mobile ed edge, spiega IDC.

Le tesi di IDC sono confermate dai dati rilasciati qualche mese fa da Synergy Research Group, secondo cui il 2020 ha fatto registrare il sorpasso della spesa mondiale in servizi di cloud infrastructure rispetto a quella in hardware e software per i data center aziendali. La prima è cresciuta del 35% a 130 miliardi, la seconda si è fermata a 89 miliardi, riproponendo un trend ormai decennale di forte crescita della prima e di stagnazione della seconda.

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