PMI e digitale, “stop finanziamenti a pioggia, erogare il PNRR per filiere”

Si può sperare nella digitalizzazione delle PMI italiane, perché le imprese poco più grandi (“PMI Large”), che si possono considerare lo stadio di evoluzione successivo, hanno una forte percezione dei vantaggi delle tecnologie digitali, sono dotate in gran parte di una funzione digitale interna e di infrastrutture IT moderne, e puntano sulla convergenza tra transizione digitale e transizione al green.
È la tesi principale del rapporto 2022 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano (qui abbiamo parlato del report 2021), presentato ieri in un apposito convegno e articolato in diversi elementi. Tra questi appunto un confronto tra PMI conformi alla definizione ufficiale (fatturato tra 2 e 50 milioni di euro, numero di addetti tra 10 e 249), e PMI Large (che rispettano solo uno di questi parametri superando l’altro, e in Italia sono circa 5000), un’analisi delle tre principali filiere del Made in Italy, e una rassegna dei principali enti istituzionali incaricati di supportare le PMI nei loro percorsi di trasformazione digitale.
Due azioni concrete per aiutare la digitalizzazione delle PMI
In Italia ci sono circa 210mila PMI, che producono circa il 40% del fatturato nazionale e impiegano circa il 30% della forza lavoro. Un patrimonio economico e sociale che secondo l’Osservatorio va aiutato concretamente ad affrontare la transizione digitale in due modi. Primo: fare agire più attivamente l’ecosistema istituzionale a supporto della innovazione e digitalizzazione delle PMI. Secondo: “mirare” i finanziamenti pubblici sulle filiere di settore, in cui le PMI hanno problemi e comportamenti omogenei, smettendo di erogare finanziamenti “a pioggia”.
A titolo di esempio l’Osservatorio insieme a Infocamere ha approfondito il ruolo delle PMI nelle tre filiere probabilmente più rappresentative del Made in Italy – agroalimentare, legno-arredamento, e moda – ottenendo i dati riportati nel grafico 1, dove l’espressione “imprese attive” indica le PMI attive in ciascuna filiera.
Quello che però è il capitolo probabilmente più significativo del report riguarda le PMI Large, che secondo i ricercatori dell’Osservatorio possono fare da traino alla digitalizzazione delle PMI.
PMI Large, il 61% considera il digitale lo strumento per costruire il futuro
L’analisi infatti evidenzia che ben il 71% delle PMI Large ha un profilo “convinto” o “avanzato” rispetto al digitale (cioè sta cercando di riorganizzare i processi attraverso il digitale e dispone di competenze interne per farlo), contro il 50% delle PMI, mentre solo il 29% è nelle categorie “analogici” o “timidi” (rispetto al 50% delle PMI), cioè mancanti di un approccio sistemico e strategico di lungo termine alla transizione digitale.
Inoltre solo il 2% delle PMI Large considera il digitale come un costo (rispetto al 16% delle PMI) mentre il 61% lo considera lo strumento per costruire il futuro dell’azienda (rispetto al 35% delle PMI), anche se resta carente l’attività di formazione per i dipendenti e per il management.
Nelle PMI Large, si legge nel report, emerge una maggiore attenzione per tecnologie di frontiera (Big Data, AI, IoT) – anche se i tassi di adozione non vanno oltre il 21% – e la transizione digitale è accompagnata dalla transizione green. Il 58% delle PMI Large, infatti, ha adottato o è interessato ad adottare soluzioni per ridurre l’impatto energetico, e il 61% ha introdotto pratiche di Corporate Social Responsibility o intende farlo.
“Per attivare meccanismi di contaminazione ed emulazione tali da allargare la base digitale è necessario, da un lato, adottare un approccio per filiere che tenga conto anche delle PMI Large, mentre dall’altro gli hub territoriali di innovazione devono collegarsi di più tra loro e con la rete relazionale del territorio”, commenta Federico Iannella, Ricercatore Senior dell’Osservatorio.
“Troppo spesso sentiamo parlare di arretratezza delle imprese, di scarsa cultura digitale degli imprenditori”, sottolinea il direttore dell’Osservatorio, Claudio Rorato. “L’imprenditore ha estrazione prevalentemente tecnica, e si concentra più sul prodotto che sulla gestione e la programmazione, più sulla quotidianità che sulla pianificazione e la gestione del cambiamento. Per questo associazioni di categoria, filiere, istituti finanziari, classe politica, PA e hub territoriali per lo sviluppo digitale devono fare la loro parte per creare le condizioni che permettano di fare impresa”.
I 4 enti dell’ecosistema di supporto: dai Digital Innovation Hub ai Competence Center
A questo proposito come accennato l’Osservatorio ha fatto il punto anche sulle quattro tipologie di enti incaricati di supportare le PMI nella trasformazione digitale.
I Digital Innovation Hub (DIH) sono 23 in Italia, fanno capo alle associazioni confindustriali del territorio, e svolgono il ruolo di promotori dell’evoluzione digitale, attraverso specifiche attività di sensibilizzazione e formazione sulle nuove tecnologie e sulle opportunità esistenti.
I Punti Impresa Digitale (PID) sono strutture localizzate presso le Camere di commercio. Nati nel 2016, sono oggi 88, punto di riferimento territoriale per attività di formazione e informazione, sia a livello di policy/incentivi/opportunità attivate dal Governo, sia per approfondimenti su specifiche tecnologie e loro applicazioni.
L’Innovation Manager (IM), figura di consulenza personalizzata introdotta con la Legge di bilancio del 2019, rappresenta un punto di contatto tra le PMI e gli enti pubblici a supporto dei processi di innovazione digitale. Oggi quelli iscritti alle apposite liste MISE sono circa 8mila, anche non tutti operativi su progetti di innovazione.
I Competence Center (CC) costituiscono l’infrastruttura “hard” della rete, a supporto del trasferimento tecnologico in chiave Industria 4.0. Sono 8, ciascuno specializzato su ambiti tecnologici specifici e complementari. Rappresentano l’ultimo ente a cui approdano le imprese nel loro tragitto di innovazione, e si concentrano sulle attività più collegate al lancio e accelerazione di progetti innovativi, attraverso la sperimentazione pratica delle tecnologie (con live demo e test before invest), la produzione “in vivo” degli strumenti di Industria 4.0 e la raccolta di best practice per la trasformazione tecnologica.
Una collaborazione più sistemica e integrata tra questi enti, spiega l’Osservatorio, contribuirebbe ad aumentare la cultura digitale delle imprese e sostenerle in un progetto di innovazione strutturato e continuativo, condividendone le best practice.
I Contest PMI Awards vanno ad Arredo Inox, BCN Concerie e RTA
Infine nel corso del convegno sono state premiate le aziende vincitrici del primo Contest PMI Awards dell’Osservatorio, dedicato alle PMI che si sono distinte per un progetto particolarmente innovativo di trasformazione digitale.
Sulla base dei criteri di originalità del progetto, rilevanza e misurabilità dei benefici, complessità del progetto e approccio strategico, i vincitori di questa edizione 2022 del Contest PMI Awards sono:
Arredo Inox Srl (sviluppo e produzione di apparecchiature per il trattamento dei cibi) per il progetto “POR – Produco, Ottimizzo, Risparmio”, che ha permesso di aumentare la capacità produttiva e di ridurre i costi di produzione, attraverso nuovi macchinari e automatizzati di software MES.
BCN Concerie SpA (preparazione e concia di cuoio e pelle), per il progetto “Microinnovazione 20+”, che ha portato allo sviluppo di un sistema informatico basato su tecnologie evolute per ottimizzare i tempi di produzione e incrementarela produttività.
RTA srl (produzione di sistemi di motion control) per il progetto “Revisione processi e digitalizzazione”, che attraverso una migliore gestione dei dati e la revisione dei processi aziendali, ha permesso di migliorare l’efficienza e la digitalizzazione dei processi lavorativi.