Supermicro smentisce i revisori e conferma il bilancio (ma non lo deposita e licenzia il CFO)

Supermicro
Il comitato speciale formato per esaminare le presunte irregolarità contabili non ha trovato prove di frode o cattiva condotta, ma solo alcune lacune del Chief Financial Officer

Supermicro ha iniziato la ricerca di un nuovo CFO sulla base delle raccomandazioni fatte da un comitato speciale formato per esaminare le pratiche contabili dell’azienda. Alla fine di luglio, l’allora revisore contabile di Supermicro (Ernst & Young) aveva sollevato preoccupazioni sulla governance, sulla trasparenza e sul controllo interno dell’informativa finanziaria dell’azienda, spingendo il consiglio di amministrazione a costituire appunto questo comitato speciale.

Supermicro ha dichiarato che l’esame del comitato, durato più di tre mesi, non ha trovato alcuna prova di frode o di cattiva condotta da parte del management, facendo salire le azioni dell’azienda di circa il 20%.

Supermicro

Il comitato ha infatti riscontrato che le dichiarazioni di Ernst & Young non erano supportate da fatti esaminati nella sua revisione e che le prove portate non hanno sollevato alcuna preoccupazione sostanziale sull’integrità della gestione dell’azienda. “Il Comitato di revisione contabile ha dimostrato un’indipendenza adeguata e in generale ha fornito una supervisione adeguata sulle questioni relative alla rendicontazione finanziaria”, si legge nei risultati del comitato.

Tuttavia, il comitato ha riscontrato alcune lacune da parte del Chief Financlal Officer (CFO), che in un particolare caso non ha informato tempestivamente il revisore dell’azienda della riassunzione di alcuni ex dipendenti. Supermicro non prevede comunque di rivedere i dati finanziari precedentemente comunicati e ha ribadito che completerà la sua relazione finanziaria annuale per l’anno conclusosi il 30 giugno, pur senza firnire una data limite per il deposito.

L’azienda ha inoltre nominato Kenneth Cheung, attualmente vicepresidente delle finanze e controller aziendale, come responsabile della contabilità e ha in programma di nominare anche un Chief Compliance Officer e un general counsel.

Condividi:
 

Pat Gelsinger si ritira da Intel: il suo piano di ristrutturazione non convince

intel pat gelsinger
Dopo 45 anni nel settore IT, di cui 34 nella stessa Intel, il CEO Pat Gelsinger sarà sostituito temporaneamente da David Zinsner e Michelle Johnston Holthaus nell'attesa che il board nomini un successore definitivo

Intel ha annunciato a sorpresa il ritiro del suo CEO Pat Gelsinger, nel tentativo di ripristinare la fiducia degli investitori dopo un anno a dir poco turbolento per il colosso tech della Silicon Valley. Dopo 45 anni nel settore IT, di cui 34 nella stessa Intel, Gelsinger sarà sostituito temporaneamente da David Zinsner, EVP e CFO, e Michelle Johnston Holthaus, CEO di Intel Products, che assumeranno il ruolo di co-CEO ad interim nell’attesa che il board nomini un successore definitivo. Frank Yeary, presidente indipendente del board, sarà invece presidente esecutivo ad interim, senza modifiche alla leadership della divisione Intel Foundry.

In un comunicato, Gelsinger ha definito la sua esperienza alla guida di Intel “un onore”, sottolineando il lavoro svolto per adattare l’azienda alle dinamiche di mercato, pur riconoscendo le difficili sfide che ha dovuto affrontare soprattutto negli ultimi anni. Yeary ha elogiato Gelsinger per i suoi contributi, tra cui il rilancio della capacità produttiva e l’innovazione tecnologica, ma ha anche riconosciuto la necessità di ulteriori sforzi per ripristinare la competitività e la fiducia degli investitori.

carenza di chip

Pat Gelsinger, ormai ex CEO di Intel

Il 2024 si è rivelato un anno a dir poco difficile per Intel, culminato in una perdita record di fatturato di 16,6 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Gelsinger aveva intrapreso una ristrutturazione significativa, separando le attività di Foundry e produzione di prodotti, ma Intel ha subito ritardi nello sviluppo di alcune linee produttive e ha dovuto affrontare non poche difficoltà a causa di difetti nei processori delle serie Core di 13ª e 14ª generazione.

Inoltre, la forte crescita delle attività di training dell’IA nei data center ha spostato investimenti verso le GPU (dove Nvidia domina incontrastata) penalizzando i chip server, principale fonte di ricavi di Intel.

FIno a ieri Gelsinger era uno dei top manager di maggiore esperienza di tutto il settore IT. Entrato in Intel nel 1979 a soli 18 anni, è stato l’architetto del processore 80486, lasciando l’azienda nel 2009 per ruoli di leadership in EMC e VMware, prima di tornare nel 2021 come CEO. La sua partenza segna la fine di un’era e l’inizio di una fase cruciale per Intel, che punta a rilanciarsi con progetti ambiziosi come la linea Arrow Lake e i finanziamenti dal CHIPS Act USA.

Aziende:
Intel
Condividi: