Canalys: il prezzo dei PC negli USA potrebbe salire del 68% e l’incertezza fa crescere le scorte

Le politiche commerciali di Donald Trump stanno generando incertezza tra i fornitori di computer e le aziende che cercano di pianificare i loro budget. I dazi imposti dall’amministrazione Trump su Cina e Messico stanno infatti avendo un impatto significativo, con stime che prevedono un aumento del prezzo dei PC fino al 68%.
La maggior parte dei computer venduti negli Stati Uniti viene prodotta in Cina, che ha inizio mese subito ulteriori dazi del 10%. Inoltre, produttori come HP, Lenovo e Dell realizzano PC anche in Messico, colpito anch’esso da dazi del 25% salvo una temporanea sospensione.
Secondo Greg Davis, analista di Canalys, la guerra commerciale in corso tra USA e questi Paesi ha avuto effetti negativi immediati sul mercato azionario e ha spinto la crescita del PIL statunitense in territorio negativo per il primo trimestre del 2025. Oltre all’impatto diretto dei dazi, l’incertezza generata da annunci e rinvii ha reso difficile la previsione dei prezzi dell’elettronica di consumo per l’anno in corso.
Per mitigare gli effetti, molte aziende del settore PC hanno iniziato ad accumulare scorte; un’indagine di Canalys ha infatti rilevato che ben il 50% dei distributori e rivenditori statunitensi di PC ha aumentato le proprie scorte a oltre cinque settimane a gennaio rispetto al 29% di novembre, mese in cui Trump è stato rieletto.
I player della supply chain tendono solitamente a minimizzare le scorte per evitare la svalutazione dei prodotti invenduti. Tuttavia, la prospettiva di aumenti tariffari ha spinto molti a incrementare gli stock in previsione di una crescita del prezzo dei PC. Gartner prevede su questo versante un 2025 molto dinamico, con acquirenti IT fortemente preoccupati dai dazi americani. Secondo John David Lovelock, vicepresidente di Gartner, i CIO continueranno a spendere i budget già stanziati per i PC, ma con un potere d’acquisto ridotto a causa dell’inflazione dei prezzi.
Canalys stima che le spedizioni di PC negli Stati Uniti abbiano raggiunto 17,7 milioni di unità nel quarto trimestre del 2024, con un incremento annuo del 6%. Tuttavia, per il 2025 e il 2026, prevede una crescita inferiore al 2%, con volumi compresi tra 70 e 72 milioni di unità all’anno. L’aumento del prezzo dei PC, già accentuato dall’integrazione di tecnologie IA, potrebbe infatti frenare la domanda, rendendo incerto il mercato.
Un’opportunità per i produttori potrebbe derivare dalla migrazione a Windows 11, ma non è scontato che ciò si traduca in un’impennata delle vendite per tutti i produttori. Davis, ad esempio, ritiene che Apple possa approfittare della situazione per conquistare clienti aziendali e consumer, con un aumento delle vendite di Mac del 26% nel quarto trimestre negli Stati Uniti contro un calo del 3,6% per HP e del 2,4% per Dell.
Acer, intanto, ha già annunciato un aumento del 10% sui prezzi dei laptop negli Stati Uniti a causa dei dazi su prodotti cinesi e anche Apple, pur avendo annunciato un investimento di 500 miliardi di dollari in R&D e AI negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni, non ha pianificato di spostare la produzione dei Mac fuori dalla Cina, rendendoli così vulnerabili ai dazi imposte dall’amministrazione Trump.
Dal canto suo, il Presidente USA sostiene che le misure tariffarie siano volte a riportare la produzione negli Stati Uniti, ma questa strategia rischia di generare forti contraccolpi economici. L’ipotesi più probabile è che le tariffe vengano usate come leva negoziale nelle relazioni con paesi amici e rivali, lasciando il consumatore americano nel mezzo di un gioco politico dalle conseguenze imprevedibili. In caso di un crollo economico significativo, non è escluso che Trump possa rivedere la sua posizione e ridurre i dazi, soprattutto se l’inflazione e il costo della vita dovessero aumentare drasticamente.
(Immagine di apertura: Shutterstock)