HPE ha registrato un crollo del 13% del valore delle sue azioni a seguito delle dichiarazioni sull’impatto negativo dei dazi statunitensi sulle sue previsioni annuali di profitto. Il colosso IT americano ha evidenziato come l’intensificarsi della competizione nel settore e le recenti misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti stiano creando un contesto di forte incertezza per il mercato tecnologico, come sottolineato recentemente anche da IDC.

L’amministrazione Trump ha imposto dazi del 25% sulle importazioni da Canada e Messico, esentando temporaneamente alcune categorie di prodotti fino al 2 aprile. Inoltre, un ulteriore aumento del 10% sui beni importati dalla Cina si è aggiunto al precedente dazio del 10% imposto il 4 febbraio. Queste misure hanno iniziato a pesare sulle aziende statunitensi, generando preoccupazioni sui possibili aumenti dei prezzi nei settori tecnologico e automobilistico.

Marie Myers, CFO di HPE, ha dichiarato che i nuovi dazi stanno influenzando in particolare il business dei server dell’azienda. Per contrastarne gli effetti negativi, HPE sta studiando strategie di mitigazione come misure nella catena di approvvigionamento e adeguamenti dei prezzi, anche se gli analisti hanno già tagliato il target price del titolo e la capitalizzazione di mercato della società potrebbe ridursi di oltre 3 miliardi di dollari se il trend negativo dovesse persistere.

HPE20190301034_800_0_72_RGB

Oltre ai dazi, HPE sta affrontando una concorrenza sempre più aggressiva da parte di Dell e Super Micro Computer. Secondo Kinngai Chan, analista di Summit Insights Group, l’azienda più colpita dalle tariffe sarà proprio HPE seguita da Dell, mentre Super Micro Computer subirà un impatto minore grazie al fatto che assembla i suoi prodotti per il mercato statunitense a San Jose (California), sebbene dipenda ancora da componenti importati dall’Asia.

HPE e Dell, invece, affidano la produzione a fornitori di servizi di produzione elettronica come Jabil e la canadese Celestica, oltre che a produttori di design originali taiwanesi come Quanta Computer e Wistron. Questo modello produttivo le rende più esposte all’aumento dei costi derivante dai nuovi dazi e un ulteriore elemento di pressione sui margini aziendali è la crescente domanda di server AI, che richiedono componenti più avanzati e costosi.

L’analista Eric Compton di Morningstar ritiene che questi problemi siano temporanei e prevede un periodo difficile nel secondo e terzo trimestre, con una possibile ripresa nel quarto trimestre del 2025. Attualmente, HPE viene scambiata a un rapporto prezzo/utili (P/E) di 8,19 volte le previsioni di utili per i prossimi 12 mesi, contro 9,74 di Dell e 10,71 di Super Micro Computer. La valutazione più bassa riflette proprio le sfide che l’azienda sta affrontando, seppur lasci aperta la possibilità di una ripresa nel medio termine.