Gli SSD Samsung 980 Pro possono diventare inutilizzabili: aggiornate subito il firmware!

SSD Samsung 980 Pro
Alcuni modelli dell’SSD Samsung 980 Pro rischiano di diventare inutilizzabili, ma è possibile risolvere facilmente il problema scaricando e installando il nuovo firmware.

Lo storage del PC è qualcosa a cui non si pensa spesso a livello di manutenzione, anche perché funziona o non funziona e non ha bisogno di un costante aggiornamento software come nel caso dei driver della scheda grafica. Può però capitare che bug o altri problemi rendano necessario l’aggiornamento del firmware ed è proprio quello che vi consigliamo di fare se possedete un SSD Samsung 980 Pro da 2 TB.

Come infatti riporta nel dettaglio Puget Systems, questo modello in particolare soffre di un problema che blocca improvvisamente l’unità in modalità di sola lettura. Se si tratta dell’unica unità del sistema o di quella che contiene il sistema operativo, il computer è (in termini tecnici) fregato.

Fortunatamente l’ultimo aggiornamento del firmware rilasciato da Samsung risolve il problema. Anche se le altre unità della serie Samsung 980 Pro con capacità diversa non sembrano essere interessate dal problema, potrebbe essere una buona idea aggiornarle comunque al firmware più recente. Il firmware aggiornato si scarica e si installa direttamente dal software Samsung Magician.

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Seagate introduce i primi HDD veloci come gli SSD

seagate
L’HDD Exos 2X18 di Seagate è dotato di più testine per unità che consentono di raggiungere le velocità tipiche delle unità SSD SATA.

Grazie ad alcune magie ingegneristiche applicate alle tecnologie esistenti, Seagate ha introdotto un nuovo HDD in grado di eguagliare il transfer rate effettivo di un’unità SSD. Il modello in questione, del quale Seagate non ha ancora fornito dettagli precisi su prezzi e finestra di uscita, fa parte della gamma Mach.2 e si chiama Exos 2X18; sarà disponibile nei tagli da 16 e 18 TB e supporterà interfacce SATA3 6 Gbps o SAS 12 Gbps.

Questo HDD è essenzialmente costituito da due driver in uno che lavorano in parallelo e, come gli altri modelli della serie Mach.2, anche in questo caso troviamo al suo interno una certa quantità di elio per ridurre l’attrito. La capacità di 16 TB/18 TB è quindi ottenuta attraverso due unità da 8 TB/9 TB racchiuse in un classico form-factor da 3,5 pollici.

Cosa ancora più importante, i due drive sono a 7.200 rpm (lo standard delle unità HDD), piuttosto che quelli a 10.000 rpm o 15.000 rpm utilizzati nel periodo pre-SSD. Queste unità erano sì più veloci, ma raggiungevano tali velocità facendo girare i piatti del disco molto più velocemente, generando così maggiore calore e facendo segnare un tasso di guasti più elevato rispetto ai più tradizionali drive a 7.200 rpm.

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I due attuatori all’interno dell’Exos 2X18 gestiscono le richieste I/O contemporaneamente tramite canali dati dedicati. Ciò consente all’unità di raggiungere velocità di trasferimento massime di 524 MB, valore alla pari con un’unità SSD SATA3. Va notato che si tratta di transfer rate. I supporti rotanti non possono equivalere a un SSD quando si parla di letture e scritture casuali. Gli IOPS di lettura/scrittura per l’Exos 2X18 sono infatti pari a 304/560 mentre gli IOPS di lettura/scrittura di un SSD SATA possono superare i 100k/90k.

Tuttavia, l’aumento di velocità rispetto a un HDD tradizionale con singolo attuatore rimane notevole. Basti pensare che l’Exos X20 da 20 TB con interfaccia SATA3 e una velocità di rotazione di 7.2000 giri/min ha una velocità di trasferimento massima di soli 270 MB, ovvero la metà dell’Exos 2X18.

Gli HDD hanno ancora una loro rilevanza nello storage aziendale grazie alla loro capacità e l’Exos 2X18 potrebbe rivelarsi ideale per i sistemi di cold storage e disaster recovery in cui potrebbe essere necessario recuperare grandi quantità di dati. Inutile dire che in questi scenari il raddoppio del transfer rate ridurrà considerevolmente i tempi di ripristino.

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