Firefox supera per la prima volta Internet Explorer/Edge

Firefox supera per la prima volta Internet Explorer/Edge
Secondo le statistiche di StatCounter, Firefox ha superato ad aprile per la prima volta nella sua storia Internet Explorer.

Secondo un nuovo report di StatCounter riferito a febbraio, marzo e aprile, il mese scorso Firefox ha superato (seppur dello 0,1%) l’accoppiata Internet Explorer/Edge nella classifica dei browser desktop più utilizzati a livello globale. Il sorpasso si sarebbe concretizzato per la prima volta proprio ad aprile, quando il browser di Mozilla ha totalizzato un market share del 15,6% contro il 15,5% dei due browser Microsoft.

Sempre ad aprile Chrome ha raggiunto il 60,5% del mercato (era al 53% un anno fa), mentre Safari, Opera e altri browser occupano una fetta di utenti pari al 8,4%, percentuale rimasta praticamente invariata negli ultimi tre mesi. Da notare però che negli USA Internet Explorer ed Edge messi insieme arrivano quasi al 25% contro il 13,4% di Firefox, con Chrome che però anche qui domina incontrastato con il 51,6% di utenti.

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StatCounter ha fornito anche la classifica dei browser nel loro complesso, contando quindi sia quelli desktop, sia quelli mobile. In questo caso Chrome ha raggiunto ad aprile il 47,43% di market share, seguito con parecchio distacco da Safari (12,78%), Firefox (8,4%), UC Browser (8,3%), Internet Explorer (7,3%), Opera (5,6%) e dal browser stock di Android (4,2%).

Bisogna comunque notare come le statistiche di StatCounter, che pur si basano sull’analisi di 15 miliardi di pagine e su 3 milioni di siti visitati mensilmente, sono molto diverse da quelle rilasciate da altre compagnie simili. Secondo NetMarketShare ad esempio Firefox non si avvicina nemmeno lontanamente alle quote di Internet Explorer, ma anche stando a NetApplications i numeri sono piuttosto distanti da quelli di StatCounter.

Resta comunque il fatto che il calo di utenti di Internet Explorer continua ormai da anni e che Edge, non disponibile tra l’altro sul sistema operativo desktop più diffuso al mondo (Windows 7), non è per ora riuscito a fare breccia tra gli utenti di Windows 10, sebbene le novità attese nelle prossime settimane (le estensioni su tutte) potrebbero invertire questa rotta.

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Privacy e sicurezza: cosa pensano i cittadini europei?

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Uno studio di F5 Networks mostra i dubbi e le contraddizioni dei consumatori nell’area EMEA sulla tutela dei dati personali e sul cyber terrorismo.

Una ricerca commissionata da F5 Networks in Europa ha rivelato che, nonostante la scarsa fiducia nella capacità delle organizzazioni di mantenere i dati al sicuro, i consumatori sono disposti a condividere le proprie informazioni personali in cambio dell’utilizzo di un servizio gratuito. Lo studio, condotto da Opinium Research, ha coinvolto oltre 7.000 consumatori in area EMEA con lo scopo di comprendere le loro opinioni e gli atteggiamenti rispetto alla sicurezza e al possesso dei dati.

Condividere i dati con le aziende private è fonte di preoccupazione per quasi tre quarti (70%) degli intervistati, che temono che i dati finiscano nelle mani sbagliate, con la rapida conseguenza di subire una violazione della privacy (64%). I dubbi peggiori nascono quando si fa riferimento ai social network e alle agenzie di marketing, rispetto ai quali il 75% dei consumatori dichiara di non avere fiducia e solo il 21% pensa che in passato queste realtà siano state in grado di proteggere efficacemente i dati dagli attacchi degli hacker.

Ma, per molti, i timori vengono abbandonati quando si fa riferimento all’utilizzo di servizi gratuiti forniti dalle aziende. Oltre la metà degli intervistati si dichiara infatti disposta a condividere informazioni sulla propria data di nascita (53%), lo stato civile (51%) e gli interessi personali (50%). In Polonia, il 58% non ha problemi a condividere le informazioni sulle proprie abitudini di acquisto, e la metà degli intervistati in Arabia Saudita è disposta a fornire il proprio numero di cellulare. Eppure, quasi un quinto (18%) degli intervistati sottolinea di scegliere accuratamente a chi fornire i propri dati, con una percentuale che raggiunge il 33% in Inghilterra.

Le banche sono state indicate dal 76% degli intervistati come le aziende più affidabili, capaci per il 73% dei consumatori di proteggere i dati meglio delle aziende di tutti gli altri settori. Nonostante questo, il 77% pensa che gli istituti bancari, seguiti dalla sanità (71%) e dal settore pubblico e statale (74%) debbano mettere in campo soluzioni di autenticazione più forti per offrire una sicurezza maggiore.
Globalmente, l’88% dei consumatori ritiene che le aziende dovrebbero migliorare gli aspetti legati all’autenticazione.

più di un quinto degli intervistati ritiene che i consumatori stessi debbano essere responsabili della propria protezione

“Le aziende con una solida tradizione di attenzione agli aspetti della sicurezza, come le banche, sono considerate di gran lunga più affidabili, ma è interessante notare che condividiamo sempre più le nostre informazioni sui social anche se non li riteniamo affidabili dal punto di vista della tutela e protezione dei nostri dati personali” ha commentato Mike Convertino, CISO e VP, Information Security di F5 Networks.

Il nuovo regolamento UE sulla privacy dei dati (GDPR), recentemente approvato dal Parlamento Europeo, conferisce ai cittadini il diritto di segnalare e ottenere un risarcimento se i propri dati sono utilizzati impropriamente all’interno dell’UE. Alla domanda su che cosa a loro avviso possa essere considerato un uso improprio dei dati, più di due terzi degli intervistati (67%) ha indicato la condivisione con terze parti senza avere ottenuto prima il consenso degli interessati.

Sulla scia del dibattito tra Apple e FBI sulla possibilità di sbloccare uno smartphone, il 43% dei consumatori concorda che le aziende di tecnologia debbano dare priorità alla sicurezza nazionale rispetto alla privacy dei consumatori (31%) e fornire alle agenzie governative l’accesso a dispositivi bloccati. Il dato è ancora più elevato in Inghilterra (50%) e nel Benelux (49%).

Riguardo alla responsabilità nella protezione dalle minacce del cyber-terrorismo, più di un quinto (21%) degli intervistati ritiene inoltre che i consumatori stessi debbano essere responsabili della propria protezione, ma quasi il doppio (43%) dichiara che le iniziative messe in atto dal proprio governo hanno avuto un ruolo importante nel proteggere il Paese. Il primo dato evidenzia come i consumatori inizino a comprendere che il loro ruolo è determinante nella protezione dalle minacce esterne, anche se la strada verso una responsabilità veramente consapevole è ancora lunga.

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