La sfida di Oracle per gli sviluppatori: think inclusive

La sfida di Oracle per gli sviluppatori: think inclusive
Oracle Code, l’evento principale per gli sviluppatori dell’azienda, quest'anno ha fatto tappa a Roma e ha messo in mostra la potenza di fuoco di un colosso che aggiorna continuamente gli strumenti a disposizione della community.

Dopo Bangalore e prima di Berlino, il 4 marzo Oracle Code ha fatto tappa a Roma. “Quest’anno l’Italia, aiutata anche dai risultati ottenuti, ha avvicendato la Francia come sede del nostro evento principale dedicato agli sviluppatori”, ha detto Ettore Volpicelli, Head of Developer Marketing Emea di Oracle. L’azienda punta molto sulla community: “diamo molta importanza ai groundbreaker, leader proposti e votati dagli sviluppatori in piena autonomia”. I selezionati del 2018 sono stati, per capirci, Guido van Rossum (creatore di Python), Doug Cutting (co-creatore di Hadoop), Neha Narkhede (Cofounder e CTO di Kafka), Charles Nutter (Coleader di Jruby) e Graeme Rocher (creatore di Grails e Micronaut).

La scelta dei Groundbreaker è un elemento aggregante della community Oracle, che sceglie i suoi leader.

La scelta dei Groundbreaker è un elemento aggregante della community Oracle, che sceglie i suoi leader.

L’evento romano ha confermato il chiaro messaggio dell’azienda: la famiglia di prodotti e servizi è oggi una potente base per servire il mondo applicativo a 360°, con soluzioni allo stato dell’arte che vedono dei formidabili acceleratori di business in alcune soluzioni nevralgiche dal machine learning alla blockchain, dal mobile al serverless computing. D’altronde è immediato pensare che nell’epoca dei big data l’idea migliore sia di partire dai dati da gestire in cloud e sviluppare il software intorno a loro. Il ricco programma di Oracle Code Roma è disponibile in video su developers.oracle.com e su Youtube.

La transizione è appena iniziata

Viviamo un’era d’oro per lo sviluppo, il cloud e la formazione complessiva, che il Vice President per le Developer relations Bob Quillin sintetizza nelle tre C di Culture, Code, and Cloud. È stato un percorso che dagli anni ‘80 ha modellato con precisione  processi di sviluppo, architettura delle applicazioni, deployment/package e infrastruttura applicativa. Oggi le parole di riferimento sono DevOps, microservices, containers e cloud. Lo sviluppo di oggi deve sfruttare appieno la democratizzazione dell’open source all’interno di soluzioni cloud native che si avvantaggiano dalle operazioni “intelligenti” consentite dai managed services.

Think inclusive

Il cloud offre alta disponibilità, ed è quindi HA by design, per mutuare un termine frequente nella sicurezza. Oracle sta risolvendo gli ostacoli finali della nuvola, che non sono tecnologici ma culturali. Chi si occupa di progetti software deve seguire tre capisaldi: think inclusive, choose sustainable, be open. Seguendo in profondità questi tre pensieri, accedere alla prossima era sarà immediato.

Il “think inclusive” è stato sviluppato notevolmente in altri interventi dell’Oracle Code. Quillin lo articola come coesistenza di più soluzioni, vecchie e nuove, cloud o non cloud, all’interno dello stesso sistema. Altri lo declinano come BYOL, bring your own language: che si tratti di Go o Java, Node o Python e via via di tutti gli altri, ciascuna soluzione deve poter essere gestita nel modo più seguito dalle community che operano nello specifico.

Per gran parte delle applicazioni pratiche, il mondo Oracle offre percorsi di sviluppo già pronti. Si prevede che già entro il 2020 l’80% delle applicazioni personalizzate avrà funzionalità di intelligenza integrata. Il machine learning può essere impostato a partire da dati in Oracle SQL, ha raccontato Heli Helskyaho, CEO di Miracle Finland, anche grazie a Oracle SQL Dev (free) e Advanced Analytics con R (commerciale).

La blockchain è un altro argomento caldo, che ha già trovato applicazione in svariate filiere (farmaceutica, alimentare) ed è allo studio su punti caldi come il voto elettronico. Va studiata e compresa, “ma come prodotto conviene usare una soluzione BaaS, blockchain as a Service”, sintetizza il Solution engineer Claudio Tesei.

Serverless is a dirty job

Alcuni filoni sono in fase avanzata di realizzazione. Tra questi certamente il serverless computing, che diventerà Oracle Functions nella versione definitiva, già oggi accessibile nell’ Fn Project. “Lasciate a noi il lavoro sporco”, spiega Andrea Rosa, principal Software Engineer; “Le funzioni si sviluppano in poco tempo, mentre il deploy reale ne richiede molto”, dettaglia Rosa, spiegando anche che i costi del test sono così molto più semplici da gestire, essendo legati alle esecuzioni effettive e non al tempo di affitto del server. Un bel progetto che usa anche le serverless function è Proxima, il modello di Smart City realizzato dallo staff di Gabriele Provinciali: iniziato per gioco, il modello è diventato così ricco e ingegnerizzato da diventare una piattaforma usata da ingegneri di Oracle in svariate città del mondo. L’originale però è ispirato a Roma, che la settimana successiva ospiterà una gara di Formula E proprio nelle vie circostanti la location di Code.

Immagina Docker scritto in Spring!

L’importanza delle giuste scelte dei linguaggi di sviluppo in un paradosso di Rocher, vincitore dell’Oracle Groundbreaker 2018.

L’importanza delle giuste scelte dei linguaggi di sviluppo in un paradosso di Rocher, vincitore dell’Oracle Groundbreaker 2018.

Sempre all’interno del “think inclusive” di Quillin può rientrare anche Micronaut, un framework full stack e cloud native che combina la comodità di Spring con la velocità del codice scritto direttamente (in Java, Kotlin, Groovy). Parlando tecnicamente risolve questioni importanti come la velocità del cold start e l’Aot (ahead-of-time completion); inoltre, non essendo basato sulle Reflections, può essere usato anche su piattaforma Android.

Il coraggio della sfida

Svariate iniziative social come la charity app hanno arricchito l’evento, già in sé ricco di nicchie di networking. In particolare va segnalato il buon successo del talk show “Women Groundbreakers“, ospitato da Simona Menghini, Communication Director di Oracle Italia. Tema centrale il connubio tra tecnologia e diversity, declinato in rosa da Gianna Martinengo, imprenditrice e fondatrice di Women & technologies, Micaela Romanini (vicedirettore dell’Accademia del videogioco Vigamus) e Luisella Giani (Innovation & Industry Strategy Director di Oracle Emea).

Presenza curiosa, una sagoma di Toni Servillo -che nella location del Code ha girato alcune scene-, poi “sostituito” sul palco da Alessandro Ippolito, Tech Country Laeder di Oracle Italia, che ha dato la sua prospettiva maschile sull’argomento “gender gap” nel settore tecnologico.

La trecnologia è donna? Da sinistra Simona Menghini, Micaela Romanini, Luisella Giani e Gianna Martinengo.

La trecnologia è donna? Da sinistra Simona Menghini, Micaela Romanini, Luisella Giani e Gianna Martinengo.

Le loro storie possono essere sintetizzate nell’invito finale della Martinengo: abbiate il coraggio della sfida, dice, per realizzarvi appieno. Si tratta di una perfetta sintesi di vita, non solo per chi ha subito e subisce discriminazioni, ma per chiunque.

 

Aziende:
Oracle
Condividi:
 

Sviluppo low-code tra velocità, collaborazione e ritorni sugli investimenti

sviluppo low-code
Secondo una nuova ricerca commissionata da Appian a Forrester Consulting, il low-code accelera lo sviluppo rispondendo alle esigenze di velocità in azienda.

Appian, azienda specializzata in piattaforme low-code per lo sviluppo di applicazioni, ha annunciato oggi i dati di una nuova ricerca che prende in esame le modalità con le quali le imprese sviluppano e mettono in esecuzione le loro applicazioni di priorità più alta grazie alle piattaforme low-code.

Forrester Consulting, che ha condotto lo studio, ha rilevato che le grandi organizzazioni sono sfidate fortemente a trasformarsi in aziende digitali a causa dei vincoli legati alla loro capacità di sviluppare applicazioni software. In questo contesto, le aziende con i requisiti aziendali più elevati si rivolgono alle piattaforme low-code per lo sviluppo di applicazioni che accelerano lo sviluppo, riducono la mole di lavoro dei reparti IT e migliorano la collaborazione tra le varie linee di business.

La ricerca di Forrester si basa sui risultati di una survey online che ha coinvolto 254 responsabili IT e business decision maker negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia ed è stata condotta con l’obiettivo di valutare le aspettative e le esperienze già in atto con le piattaforme di sviluppo low-code per applicazioni di livello enterprise.

Il low-code accelera lo sviluppo rispondendo alle esigenze di velocità in azienda. L’84% delle imprese coinvolte nel sondaggio ha già adottato una piattaforma o uno strumento di sviluppo low-code. Queste aziende stanno migliorando le capacità IT già esistenti, innovando prodotti e servizi, diventando al contempo sempre più agili e favorendo una maggiore velocità nelle attività commerciali.

low code

Le piattaforme low-code possono inoltre soddisfare i requisiti aziendali più elevati. Le aziende con la più bassa tolleranza per i tempi di inattività e la perdita di dati, nonché i requisiti più rigorosi per controllo continuo e certificazione indipendente di sicurezza, sono le più propense a utilizzare il low-code per le loro applicazioni più importanti. E il loro utilizzo dimostra che le soluzioni low-code per necessità di livello enterprise sono già disponibili sul mercato.

Le aziende passeranno al low-code per mettere in atto logiche di business più ampie e strutturate. Molte aziende utilizzano oggi il custom code per creare applicazioni che gestiscono logiche di business complesse, ma sono ansiose di sfruttare il successo che lo sviluppo low-code ha portato ad altre parti del business. Probabilmente, in futuro, le aziende implementeranno il low-code, piuttosto che il custom code, per eseguire queste applicazioni critiche per il business.

La ricerca conferma anche che il low-code ha il potere di aiutare a superare gli ostacoli più difficili e mettere in atto i processi di trasformazione digitale in maniera ottimale, tanto che il 100% delle imprese che hanno adottato il low-code hanno già raggiunto risultati significativi in termini di ROI.

Lo studio delinea infine i sei requisiti enterprise che le imprese dovrebbero prendere in considerazione quando valutano una piattaforma low-code. Secondo il rapporto, identificando le piattaforme low-code con le funzionalità che soddisfano i sei requisiti, le aziende non solo possono sviluppare e fornire applicazioni critiche più velocemente e su vasta scala, ma possono anche acquisire una comprensione più profonda dei risultati di business legati alla loro trasformazione digitale complessiva.

Condividi: