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Il nuovo Oculus Quest 2 è qui. Annunciato questa settimana a Facebook Connect, è la seconda iterazione del dispositivo VR Oculus Quest, ma non è progettato solo per il gaming. Facebook ha infatti lanciato il concept “Infinite Office”, un “esperimento” con cui l’azienda di Mark Zuckerberg vuole portare il concetto di display multipli nella realtà virtuale, quando debutterà il prossimo inverno.
Facebook ha collaborato con Logitech per sviluppare una tastiera che risolve anche il problema della digitazione in VR. La tastiera Infinite Office è un oggetto fisico che viene riconosciuto anche dall’hardware di Oculus Quest 2, e permette all’utente di digitare anche quando non può vedere le sue mani.
Mark Zuckerberg ha presentato Facebook Oculus Quest 2
L’idea di Facebook è che la produttività dovrebbe esistere nello spazio virtuale, così come nel mondo reale. Le persone che lavorano da casa, e oggi sono sempre di più, potrebbero non disporre di uno spazio di lavoro abbastanza ampio per disporre diversi monitor, pratica spesso usata in ufficio per migliorare la produttività. Posizionando questi monitor in uno spazio virtuale, Infinite Office consente agli utenti di circondarsi di schermi e quindi rendere più efficace la giornata lavorativa.
La chiave dell’esperienza di Facebook Infinite Office sarà Oculus Quest 2, il nuovo visore VR autonomo Oculus da 299 dollari che è sia più leggero che più comodo del suo predecessore e con una risoluzione più alta, vicina a 2K, su ciascun occhio. Facebook spera che la combinazione dei due si traduca in un ambiente virtuale che permette di rendere il lavoro meno faticoso.
Quest 2 funziona utilizzando un controller o con il rilevamento delle mani, una funzione per ora limitata. Oculus ha anche rivelato che utilizzerà il proprio browser Oculus come interfaccia web per gli utenti, piuttosto che il più tradizionale Microsoft Edge o Chrome.
Facebook non ha rilasciato molti altri dettagli su quello che chiama un “esperimento”. La società prevede di implementarlo in quella che sembra essere una beta limitata questo inverno e ha rivelato una partnership con Spatial, una piattaforma di AR collaborativa. L’obiettivo è rendere i monitor virtuali efficaci quanto i display fisici.
Aziende italiane e intelligenza artificiale tra maturità e bisogno di formazione
Secondo un nuovo studio Microsoft le aziende che traggono maggiori benefici dall’intelligenza artificiale sono quelle che investono di più sulla formazione.
Collaboratore
Francesco segue il mondo della tecnologia dal 1999, scrivendo per numerose testate online e cartacee. È specializzato soprattutto in tecnologia B2B, hardware e nuovi m... Leggi tutto
Microsoft ha presentato i risultati della nuova ricerca Le competenze dei dipendenti e il potenziale dell’IAche ha coinvolto nei mesi scorsi 12.000 dipendenti e figure dirigenziali in tutto il mondo (oltre 600 in Italia), per scoprire il livello di adozione di pratiche di intelligenza artificiale e individuare i principali insegnamenti appresi dalle aziende che si trovano più avanti nel proprio percorso d’innovazione. Tra le principali evidenze della ricerca, è emerso che le organizzazioni che traggono maggior valore dall’adozione dell’AI sono quelle che non puntano solamente sull’automazione e sull’efficienza operativa, ma anche sulla formazione, affinché l’ingegno umano possa elevarsi grazie alla tecnologia.
Secondo quanto emerso dall’indagine, in Italia, il 28,2% delle aziende ha già integrato l’intelligenza artificiale nella propria strategia aziendale o è in fase di implementazione, mentre il 38,8% sta valutando o sperimentando l’adozione di tecnologie intelligenti. I comparti più virtuosi nell’utilizzo dell’AI sono il settore Oil & Gas (dove il 50% delle aziende è in fase avanzata di adozione), il mondo della tecnologia (46,6%) e il settore industriale (41,1%), mentre i mercati che si distinguono per una minore adozione dell’AI sono l’industria dei beni di consumo (17,4%), il settore Utilities (17,6%) e quello sanitario (17,8%).
Oltre a fotografare il livello di adozione dell’intelligenza artificiale nel Paese, l’indagine di Microsoft ha dimostrato l’importanza di affiancare all’implementazione dell’AI percorsi di formazione dedicati ai dipendenti, sia in ambito tecnologico sia per lo sviluppo delle soft skill.
Le imprese che sono in una fase avanzata di adozione sono convinte che l’intelligenza artificiale rappresenti un fattore complementare rispetto alle capacità delle persone e che sia fondamentale coltivare le competenze dei propri dipendenti in ogni ambito, dall’analisi avanzata dei dati al pensiero critico, dalla comunicazione alla creatività. A conferma dell’importanza delle attività di skilling e riqualificazione, l’87,7% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver aumentato gli investimenti sulle competenze.
Tutte le aziende italiane (100%) più “mature” nell’adozione dell’AI hanno affermato di aver già avviato o di essere nella fase di pianificazione di percorsi di formazione dedicati ai propri dipendenti e quasi due terzi (62,7%) degli impiegati di queste organizzazioni hanno dichiarato di aver già partecipato a programmi di riqualificazione, rispetto al 41,9% della media dei dipendenti di tutte le aziende intervistate. Inoltre, a integrazione dei propri programmi di formazione, quasi tutte le aziende (97,9%) più innovative stanno attivamente assumendo nuovi dipendenti con le competenze necessarie per un mondo “intelligente” o prevedono di farlo in futuro.
I dirigenti delle imprese coinvolte nell’indagine prevedono quindi che il numero di lavoratori con competenze in ambito AI raddoppierà nel corso dei prossimi 6-10 anni, passando dal 25,6% al 58% della forza lavoro. Un dato che viene ulteriormente confermato dalle risposte dei manager delle aziende più avanti nel proprio percorso di adozione dell’AI, dove la percentuale passerà dal 31,4% al 67% nello stesso periodo di tempo.
La maggior parte (65,3%) dei dipendenti delle aziende più tecnologiche ha dichiarato che la propria azienda è attivamente impegnata per prepararli a un mondo “intelligente”, dato che scende al 36,7% quando si prende in considerazione il campione integrale che include anche le aziende meno attive nell’implementazione dell’AI.
La totalità dei manager (100%) e il 54,2% dei dipendenti delle aziende più innovative apprezzano l’opportunità di avvalersi dell’intelligenza artificiale sia per svolgere i compiti più semplici sia a supporto dei processi decisionali e si considerano “lavoratori aumentati”. Quasi tutti i dipendenti (94,2%) coinvolti nell’indagine si sono, infatti, dichiarati entusiasti di approfondire le proprie competenze in ambito AI, un tema che considerano sempre più importante.
Il 53,8% di chi lavora nelle aziende più mature ha, inoltre, dichiarato che l’AI consente loro di dedicarsi a compiti più significativi e il 30% ha affermato di impegnarsi in attività più interessanti. I dipendenti possono infatti impiegare il tempo risparmiato in altre attività più strategiche, ma anche in percorsi di formazione personale: il 41,3% dedica questo tempo all’innovazione, il 40,4% all’apprendimento, il 34,9% al problem solving, il 26,6% alla collaborazione e il 24,8% alla pianificazione.
La combinazione di competenze e soluzioni tecnologiche intelligenti sta aiutando le aziende ad avere successo: il 96,5% dei dirigenti delle imprese più mature sull’utilizzo dell’AI ha infatti dichiarato di averne già tratto un valore per il proprio business, rispetto al 66,7% degli intervistati presso le aziende che muovono in primi passi in questo campo.
La maggior parte delle aziende più innovative (89,1%) ha infine riscontrato una migliore ottimizzazione delle operazioni grazie all’intelligenza artificiale e maggiori probabilità che i propri dipendenti riescano a creare nuove opportunità di business grazie all’AI: dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (61,8% vs 30,8% delle aziende meno mature nell’adozione dell’AI) a una migliore customer experience (52,7% vs 23,1% nelle aziende meno mature).