Negli ultimi anni, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha trasformato profondamente il concetto di assistente digitale. Google, pioniere del settore, ha annunciato un’importante transizione da Google Assistant a Gemini, il suo assistente basato su IA generativa con capacità avanzate. Introdotto nel 2016, Google Assistant ha reso più naturale l’interazione con la tecnologia grazie al riconoscimento vocale e alla comprensione del linguaggio naturale.

Tuttavia, con il rapido progresso dell’IA, Google ha deciso di ridefinire l’esperienza utente integrando Gemini nei dispositivi mobili, tablet, automobili e persino smart speaker. Entro la fine dell’anno, Google Assistant non sarà più accessibile sulla maggior parte dei dispositivi mobili e Gemini diventerà l’assistente di riferimento.

L’adozione di Gemini sta avvenendo in modo graduale, con un miglioramento continuo delle sue funzionalità. L’app è ora disponibile in oltre 40 lingue e in più di 200 Paesi, con nuove capacità che vanno oltre le funzionalità di Google Assistant. Strumenti come Gemini Live per conversazioni multimodali e Deep Research per ricerche approfondite dimostrano infatti il potenziale dell’IA generativa nel fornire un nuovo livello di assistenza.

Parallelamente, OpenAI ha introdotto una significativa innovazione per gli utenti Android, ovvero la possibilità di impostare ChatGPT come assistente digitale predefinito. Fino a poco tempo fa, Google godeva di un’integrazione privilegiata con il sistema operativo Android, ma l’ultima versione beta di ChatGPT per Android consente di attivare l’assistente tramite gli stessi gesti e pulsanti tradizionalmente riservati a Google Assistant o Gemini.

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Sebbene ChatGPT non possa ancora essere richiamato con un comando vocale personalizzato e la sua modalità vocale offra funzionalità ancora limitate rispetto ad altri concorrenti come Perplexity AI, la sua implementazione segna un cambiamento significativo nel panorama degli assistenti digitali su dispositivi mobili.

Nel frattempo, Amazon ha annunciato un cambiamento radicale per Alexa. A partire dal 28 marzo, alcuni dispositivi Echo perderanno la capacità di elaborare localmente i comandi vocali, obbligando così gli utenti a trasmettere tutte le richieste ai server cloud di Amazon. Questa transizione coinvolge dispositivi come Echo Dot di quarta generazione ed Echo Show 10 e 15. Di conseguenza, gli utenti che avevano optato per la modalità “Non inviare registrazioni vocali” vedranno le loro impostazioni modificate automaticamente in “Non salvare registrazioni vocali”, con un impatto significativo sulla gestione della privacy.

Questa mossa si inserisce nel più ampio progetto di Amazon di espandere le capacità di Alexa con funzionalità basate su IA generativa. L’azienda ha recentemente presentato Alexa+, una versione avanzata dell’assistente che richiede l’elaborazione cloud per offrire esperienze più sofisticate. Tuttavia, questa scelta solleva questioni rilevanti sul bilanciamento tra innovazione tecnologica e protezione dei dati personali, poiché gli utenti non avranno più la possibilità di mantenere l’elaborazione vocale locale.

Bisogna capire a questo punto se, lato utente, questo passaggio da assistente personale tradizionale a un chatbot basato su IA sarà utile o meno. Per quanto riguarda Google, leggendo il tenore delle risposte su Reddit risulta evidente come molti utenti continuino a trovarsi bene con Google Assistant e non sentano la necessità di usare Gemini per la routine quotidiana, riportando persino casi in cui Assistant capisce meglio le richieste rispetto a Gemini.