Elon Musk chiede a Trump di fare pressione sugli alleati per favorire Starlink

In una lettera inviata nei giorni scorsi all’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, SpaceX ha esortato l’amministrazione Trump a fare pressione sugli alleati per affrontare il problema delle barriere commerciali che colpiscono Starlink nei Paesi esteri. L’azienda aerospaziale di Elon Musk deve infatti pagare i governi stranieri per l’accesso allo spettro di frequenze, dazi d’importazione sulle apparecchiature Starlink e altre tasse di regolamentazione, che gonfiano “artificialmente” i costi operativi dell’azienda all’estero.
Secondo Matt Dunn, direttore senior di SpaceX per gli affari governativi globali, tutte queste spese che SpaceX deve sostenere, e che invece sono assenti per i produttori esteri che operano negli USA, sono ingiuste. Rappresentano infatti “politiche anticoncorrenziali utilizzate dagli operatori stranieri per bloccare o rallentare la fornitura da parte di SpaceX di un servizio di migliore qualità e a costi inferiori per i clienti di quei Paesi. Come il Presidente Trump ha notato per altri settori, questo è uno svantaggio significativo per le aziende statunitensi”, ha scritto Dunn nella lettera.
Starlink opera al momento in più di 120 mercati in tutto il mondo (Italia compresa), anche se in alcuni Paesi SpaceX deve coordinare la condivisione dello spettro con gli operatori satellitari nazionali prima di attivare il servizio.
Le preoccupazioni di SpaceX si inseriscono in un contesto di tensioni più ampie legate alle barriere commerciali per le aziende americane. Tesla, anch’essa guidata da Musk, ha dichiarato nei giorni scorsi di essere esposta, insieme ad altri importanti esportatori americani, a tariffe di ritorsione derivanti dagli aggressivi dazi imposti da Trump su merci provenienti da Paesi come Canada, Cina e UE.
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